Menecmi di Pluato: testo

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Menecmi di Pluato: testo della commedia di Tito Maccio Plauto (29 pagine formato doc)

MENECMI DI PLAUTO: TESTO

Titolo: Menecmi
PERSONAGGI
SPAZZOLA PARASSITA
MENECMO I
MENECMO II (SOSICLE)
EROZIA ETERA
CILINDRO CUOCO
MESSENIONE SERVO
UNA SCHIAVA
MATRONA, moglie di Menecmo I
VECCHIO, suocero di Menecmo I
UN MEDICO
(SCHIAVI)
La scena è a Epidamno.
ARGOMENTO
(acrostico)
Mosco, mercante siculo, era padre di due gemelli,
Sosicle e Menecmo,
E quand'uno di questi, vale a dire Menecmo, fu
rapito, il genitore
Ne morì dalla pena.

Allora venne dato a Sosicle il
nome di Menecmo.
E quando questi fu cresciuto, corse per ogni terra
ricercando il suo
Carissimo fratello.
Infine giunse nel paese ove l'altro
era vissuto.
Moglie e amante e tutti i cittadini scambian questo per quello. Finalmente
Il nodo viene sciolto e i due Menecmi si salutan col
nome di fratelli.

Saggio breve sulla figura di Plauto

MENECMI, COMMEDIA COMPLETA

PROLOGO - Signori spettatori, prima di tutto, salute. Auguri a voi e, se permettete, anche a me. Sapete chi vi porto? Plauto. Be', non ce l'ho sul palmo della mano, ma sulla punta della lingua. Spalancate le orecchie e accoglietelo come si deve, per piacere. E state attenti perché adesso vi scodello, il più brevemente che posso, il riassunto della commedia.
Sapete come capita, no?, nelle commedie. Gli autori fan finta che tutto succeda ad Atene, perché tutto abbia l'aria più greca che è possibile. Io invece dirò soltanto dove il fatto avvenne. Perché l'argomento, l'argomento di questa commedia, grecizza si, ma non atticizza. In realtà sicilianizza. E questo è il prologo del prologo. Ora il riassunto, per filo e per segno. Sì, ve lo servirò a larghi sorsi, perché io sono generoso, e non uso il contagocce o il cucchiaino, io, io vado a damigiane.
C'era una volta a Siracusa un vecchio mercante che aveva due figli gemelli, simili ma tanto simili tra loro che non riusciva a distinguerli né quella che li allattava né quella che li aveva partoriti. Così almeno mi ha detto uno che li ha visti. Quanto a me, io non li ho mai incontrati, che nessuno se lo metta in testa. I bambini compiono sette anni. Il padre arma una grossa nave, la carica di mercanzie, imbarca uno dei figli e con lui naviga verso Taranto, diretto a quel mercato. L'altro figlio, lo lascia a casa con la madre. A Taranto, quando sbarcano, c'è festa, con gran movimento, gente da tutte le parti, come succede in questi casi. Tra la folla, nella ressa, il bambino si smarrisce, lontano dal suo papà. Un tale di Epidamno, un mercante, lo vede, se lo porta via e lo conduce al suo paese. Disperato per la perdita del figlio, il padre si ammala e in pochi giorni, sempre a Taranto, tira l'ultimo fiato. Torniamo ora a Siracusa: non appena arriva la notizia che a Taranto gli è morto il figlio e il nipote è scomparso, il nonno, che a quel nipote voleva un bene dell'anima, il nonno cosa fa? Al bambino rimasto dà il nome di quello perduto, Menecmo, che era poi anche il nome suo, del nonno. È un nome facile da ricordare, per me, perché io ho ascoltato quelli che andavano gridandolo. A scanso di equivoci ve lo ripeto: i due gemelli hanno lo stesso nome, capito? Adesso mi tocca di ritornare a Epidamno -