Purgatorio, Canto 1: analisi e riassunto

Appunto inviato da andreazambo
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Analisi e riassunto del primo canto del Purgatorio, con spiegazione della simbologia cristiana e richiami all'ultimo canto dell'Inferno di Dante Alighieri (2 pagine formato doc)

PURGATORIO CANTO 1: ANALISI

Purgatorio, canto I.
Il primo canto della seconda cantica della Divina Commedia, quella del Purgatorio, presenta al lettore l’approccio di Dante al secondo regno dei morti, dopo l’Inferno. È importante ricordare come Dante, accompagnato da Virgilio, sia giunto all’alba del 10 aprile del 1300 (la domenica di Pasqua) nella spiaggia che precede l’ingresso al monte del Purgatorio. Lo scrittore-personaggio, sempre con l’immancabile guida del sommo maestro Virgilio, aveva terminato nella notte il suo viaggio attraverso i gironi infernali fino al lago ghiacciato, il Cocito, dove sono ospitati i peggiori traditori di sempre, come Giuda, Bruto e Cassio, per concludere con Lucifero.
Ed è proprio arrampicandosi sull’enorme corpo dell’angelo decaduto che Dante e Virgilio attraversano il centro della Terra e si ritrovano nell’emisfero australe dove, seguendo un corso d’acqua, escono dalla cavità infernale fino a “riveder le stelle”. Dante si ritrova quindi all’aperto mentre la notte sta svanendo nell’alba (sono le quattro/cinque di mattina) e le prime luci si alzano all’orizzonte.
 

Purgatorio Canto 1: analisi, parafrasi e commento

PURGATORIO CANTO 1: RIASSUNTO

L’introduzione del canto è una vera e propria invocazione alle Muse, nella quale Dante chiede loro aiuto, in particolare a Calliope, famosa (nelle Metamorfosi di Orazio) per il canto melodioso con il quale sconfisse le “Piche misere”, ossia le nove Pieridi (figlie del re di Macedonia) che avevano sfidato le Muse in una competizione canora, ritenendosi superiori alle dee. In questo richiamo mitologico si esprime la superbia, a causa della quale le Piche vennero poi trasformate in gazze dalle Muse. L’inserimento del mito è un richiamo per il cristiano all’umiltà e alla presa di coscienza della propria posizione di subordinazione a Dio. Solo con il riconoscimento dei propri limiti l’uomo può giungere a vedere le quattro stelle del cielo del Purgatorio, allegoria delle virtù cardinali (fortezza, temperanza, giustizia e prudenza), che soltanto Adamo ed Eva poterono vedere all’alba dei tempi. Va ricordato che la superbia è anche il peccato principale di cui Dante si accusa nei suoi scritti. Nei primi sei versi del canto si ha la protasi, ossia la presentazione dell’argomento, che ovviamente è più tranquillo rispetto al precedente (l’Inferno). Il proemio riprende l’impostazione delle opere classiche romane, con le già citate protasi e invocazione delle Muse. Questo conferisce alla cantica del Purgatorio un registro formale più alto rispetto a quello con cui Dante aveva descritto l’Inferno, che poi salirà ulteriormente varcando le porte del Paradiso.
 
 

PURGATORIO CANTO 1: FIGURE RETORICHE

Dopo l’introduzione, Dante prosegue descrivendo il cielo che, dopo la lunga discesa agli Inferi, è tornato a contemplare. Scorge il pianeta Venere nel cielo azzurro, nella parte orientale, quella della costellazione dei Pesci. Questi dettagli sono importanti: sottolineano infatti come la predisposizione delle costellazioni sia favorevole al suo viaggio (secondo i codici dell’astrologia medievale). Dante si accorge poi di altre quattro stelle, che solo Adamo e Eva, prima della cacciata dall’Eden, poterono vedere. Come già ricordato, le stelle rappresentano simbolicamente le quattro virtù cardinali, fondamento del comportamento umano e strettamente collegate alla capacità di autocontrollo: solo ponendosi al di sopra delle passioni l’uomo può agire secondo la fede e essere davvero libero. Ovviamente, con ciò si intende la libertà cristiana, ossia quella libertà morale che consente di esprimere autonomamente la propria volontà. La libertà dell’animo è, per Dante, un requisito fondamentale per poter recuperare quella strada, da lui “perduta”, della felicità terrena (nel canto I dell’Inferno l’ascesa al monte di Dante era stata ostruita dalle tre fiere, simboleggianti quei mali dell’animo umano che Dante ha conosciuto a fondo nell’Inferno e che ora sono più un pericolo per lui). I requisiti per salire sul monte del Purgatorio sono perciò due: umiltà e libertà d’animo.