Medea di Pasolini: analisi

Appunto inviato da federicasaporiti
/5

Trama e analisi approfondita del film di Pier Paolo Pasolini, Medea (2 pagine formato pdf)

MEDEA PASOLINI: ANALISI

Medea (Pier Paolo Pasolini, 1970) LA MEDEA EMARGINATA E INCOMPRESA IN UNA TERRA STRANIERA.
Devo essere sincera, erano passati pochi minuti da quando guardavo il film di Pasolini e già non riuscivo a capirne la logica, il senso, il modo di rappresentare in una maniera così, permettetemi di dire “strana”, una mito così antico e famoso, che di strano ha tutto meno che la narrazione in sé della vicenda, da parte di diversi autori. Non potevo credere che un film del genere potesse essere opera del grande Pier Paolo Pasolini.
Poi però ho riflettuto e ho provato a dare a me stessa una spiegazione. E sono giunta alla conclusione che l’intento del regista è di non narrare la storia di Medea attraverso gli eventi della tragedia classica, ma neanche di farne una ritrattazione in chiave moderna come farà dopo una trentina di anni la Wolf; il suo scopo è quello di tradurre in immagini le visioni di una Medea che si trova lacerata di fronte al rapporto irrisoluto tra passato e presente, i quali, nella sua esperienza, coincidono con due diverse terre e due diversi stadi di civiltà.
 

Medea: significato del mito

MEDEA DI PASOLINI: ANALISI

Queste suddette “visioni” sono la causa di un’apparente mancanza di logicità e consequenzialità: dunque è la visionarietà di Medea che impedisce una consequenzialità degli eventi. Nel film noi non vediamo la storia di Medea passo dopo passo, ma vediamo ciò che Medea vede, e ciò che vede è condizionato dalla freddezza che sente dentro di sé, cioè è come se noi guardassimo la sua vicenda penetrando nella sua interiorità.
Ma, a parte questa piccola riflessione chiarificativa del modo di portare sulla scena filmica il mito, ci tengo a sottolineare alcuni punto chiave del film, che già prima avevo preannunciato quando parlavo di Medea in uno stato di lacerazione di fronte al rapporto tra il suo passato e il suo presente. Ebbene, ella si trova praticamente trasportata in un mondo, in una civiltà completamente diversa da quella in cui viveva prima di conoscere Giasone, ovvero la sua terra natia, la Colchide. Quella del suo popolo è una società matriarcale, dove la donna ha un ruolo rilevante, competenze, diritti e doveri. Questo tipo di società si pone in netto contrasto con la società patriarcale di Corinto, dove la donna greca non doveva fare altro che stare in casa e lasciare che il marito si occupasse di tutto. Ma non solo, la donna greca doveva tollerare tutto del marito, anche il fatto che egli potesse avere delle amanti. Si capisce così come a Corinto ci fosse una netta distinzione tra uomo e donna e una netta inferiorità di questa rispetto al primo.
 

Mito di Medea: riassunto

MEDEA PASOLINI: TRAMA

Questo aspetto ci rimanda sicuramente al romanzo di Christa Wolf, la quale probabilmente ha tratto spunto da Pasolini. Ovviamente solo in questo aspetto, perché comunque tra i due ci sono molte differenze. Dunque la Wolf potrebbe aver tratto spunto da questo film, ma allo stesso modo Pasolini ha tratto spunto dalla “Lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro per quanto concerne l’aspetto di Medea come donna straniera in una terra che non la accetta. Ovviamente Alvaro ha insistito su questo aspetto più di quanto l’abbia fatto Pasolini, incentrando tutta la sua tragedia sulla persecuzione razziale del popolo di Corinto nei confronti di Medea. Ma, ad ogni modo, i legami tra Alvaro e Pasolini e Pasolini e la Wolf ci sono e non possono essere tralasciati. (Da Alvaro inoltre Pasolini riporta la stessa fine di Glauce, che si butta dalla torre del suo palazzo).