La bufera e altro: commento e analisi

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La poesia "La bufera e altro" di Eugenio Montale: commento, analisi e significato del titolo (1 pagine formato doc)

LA BUFERA E ALTRO, SIGNIFICATO DEL TITOLO

La bufera e altro (1956), di Eugenio Montale, terzo libro poetico montaliano, raccoglie le poesie scritte fra il 1940 e il 1954, periodo che corrisponde ad anni drammatici, sia sul piano pubblico che su quello privato.

La “bufera” rinvia alla seconda guerra mondiale, e “altro” ad avvenimenti successivi o comunque estranei ad essa. Le sette sezioni che compongono il libro ( Finisterre, Dopo, Intermezzo, Flashes e dediche, Silvae, Madrigali privati, Conclusioni provvisorie) si dispongono in successione temporale, diversamente a quanto accade per le prime due raccolte, a delineare una vicenda ideale.
Solo Flashes e dediche si sottrae alla successione cronologica. La prima sezione è dedicata agli orrori della guerra, alle rare apparizioni di Cliza, al tema dei lutti familiari.

Il tema della morte nelle opere di Montale: tesina


LA BUFERA MONTALE, ANALISI

Questi motivi ritornano nella seconda e nella terza sezione, dove compaiono anche quelli della malattia della moglie e dei ricordi della Liguria. Nelle sezioni quarta, quinta e sesta domina il tema della donna e della sua possibile funzione salvifica. Clizia (Irma Brandeis) rappresenta i valori che dovrebbero incarnarsi nella storia. Ma l’ipotesi dell’incarnazione dei valori nella storia, di un trionfo di clizia per tutti, si rivela illusoria: clizia deve allontanarsi in una sorta di “oltrecielo”. (la Brandeis torna in america). Viene introdotta la figura di un’altra donna, Volpe, che offre al poeta una salvezza diversa, espressione di un valore differente da quello di clizia perché rinvia al mondo dell’eros, è solo privata, non per tutti. Nonostante la figura di clizia, che sembra alludere alla scomparsa dell’arte dall’orizzonte umano, la poesia può forse sopravvivere nel fango della vita quotidiana. La donna anguilla diventa così allegoria di un valore analogo a quello della donna-angelo, ma ormai tutto immanente e terreno. Nella settima ed ultima sezione, il poeta non si riconosce nel mondo che lo circonda, da cui non c’è da aspettarsi altro che la morte della poesia e la catastrofe della civiltà occidentale.