Canto 3 Inferno: riassunto

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Riassunto e commento del terzo canto dell'Inferno di Dante Alighieri (2 pagine formato doc)

CANTO 3 INFERNO RIASSUNTO

Il canto terzo dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri comincia con un’iscrizione riportata sulla porta che ha accesso nell’Inferno.

Timoroso, Dante oltrepassa la porta accompagnato e incoraggiato da Virgilio, sua guida che lo accompagnerà fino alla fine del purgatorio, non potendo egli andare in Paradiso e quindi di beneficiare della visione di Dio in quanto è morto senza conoscerlo, perciò da infedele.

Canto 3 Inferno: testo e commento

CANTO 3 INFERNO RIASSUNTO E COMMENTO

Una volta entrato Dante viene colpito da un forte caos fatto di grida, pianti e lamenti,  per i quali Dante si commuove subito iniziando a piangere e con la testa piena di dubbi chiede a Virgilio chi sono queste persone che si disperano. Quest’ultimo gli risponde che questi sono gli ignavi, anime che vissero “ sanza ‘nfamia e sanza lodo “, cioè anime che in vita non operarono né il bene né il male per loro scelta di vigliaccheria.

Tra questi vi sono anche gli angeli che si erano dichiarati neutrali quando Lucifero insorse contro Dio.
Queste anime sono cacciate dal Paradiso perché ne rovinerebbero lo splendore e allo stesso tempo rifiutate dall’Inferno perché non degne di far parte degli altri dannati, avendo loro fatto delle scelte nella loro vita, anche se non buone; pertanto si trovano nell’Antinferno.

Canto 3 Inferno: parafrasi

CANTO 3 INFERNO RIASSUNTO BREVE

Dante chiede anche perché essi si lamentino così forte e Virgilio gli risponde spiegando la loro pena: loro non hanno speranza di morire, dato che una volta morti la loro pena cesserebbe, e la loro condizione è così miserabile da provare invidia per gli altri dannati.  Essi non hanno lasciato nessun segno in vita tanto da essere sdegnati anche da Dio e qui Virgilio recita il verso “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”, diventato adesso un modo di dire comune, sebbene con numerose varianti.  Virgilio afferma che per loro non vale neppure la pena parlare considerando che nella loro vita furono del tutto neutrali, a differenza di Dante che nella vita cercò sempre di far valere i propri diritti arrivando addirittura a essere esiliato per aver abbracciato una diversa idea politica, il quale accentuò il suo disprezzo verso questi individui dicendo “ questi sciaurati, che mai fur vivi, ”.