La lirica del duecento: riassunto

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Riassunto di letteratura sui principali esponenti della poesia duecentesca della scuola siciliana, scuola toscana, dolce stil novo, poesia goliardica, poesia popolare e giullaresca e poesia comico-parodica (2 pagine formato doc)

LIRICA DEL DUECENTO

La lirica nel Duecento.

La letteratura volgare nasce in Italia nel Duecento. Il volgare è la lingua d’uso della borghesia mercantile.
Non esistendo però ancora un “volgare” nazionale, ogni centro usa una propria lingua locale, dando origine ad un fenomeno di plurilinguismo affiancato da un policentrismo politico.
Dante nel De vulgari eloquentia riconosce 14 volgari.
I diversi volgari danno anche origine a generi letterari differenti:
- in Sicilia e in Toscana la poesia lirica
- in Toscana la poesia comico-parodica e allegorica
- nell’Umbria la poesia religiosa
- in Pianura Padana poesia religioso-didascalica
- a Bologna e in Toscana la produzione in prosa
La lirica prende le mosse dalla poesia cortese provenzale e a diffonderla nel Nord Italia furono i trobadores (trovatori); ben presto nacquero imitatori e ne fu influenzata anche la corte siciliana di Federico II.

Lirica trobadorica e amor cortese: riassunto

LA SCUOLA SICILIANA

La scuola siciliana: dove sorgono imitatori della poesia trobadorica che usano il volgare, con il quale creano la prima poesia in volgare italiano.
La poesia siciliana affronta temi amorosi tipici dei modelli provenzali e introduce il sonetto.
I poeti siciliani sono tutti funzionari dello Stato come Jacopo da Lentini, Pier della Vigna, Guido delle Colonne.
Per i poeti siciliani, vista la situazione politica guidata da un potere monarchico assoluto e accentratore e per la mancanza di una vita sociale intensa e dinamica, al contrario del Nord Italia, la poesia è vista come un’evasione dalla realtà e l’amore come un puro gioco, aristocratico e raffinato.
Nella poesia siciliana quindi si riprendono i temi dell’amor cortese, però stilizzati, rarefatti e astratti e privi di ogni riferimento spaziale e temporale.

Lirica italiana del ducento: riassunto

SCUOLA TOSCANA

La scuola toscana: il modello della poesia siciliana viene ripreso in Toscana, attraverso i copisti toscani.

Essi ne riprendono i temi amorosi, ma attuano un allargamento tematica.
Mentre nella corte di Federico II l’ambiente politico e sociale era costituito da un potere monarchico centralizzato, in Toscana vi sono i liberi comuni, dove la vita è dinamica e i cittadini sono direttamente coinvolti nelle vicende politiche.
Per questo i poeti toscani, come Guittone d’Arezzo, affrontano anche la tematica civile e morale.

Poesia comico-realistica: caratteristiche

DOLCE STIL NOVO

Il dolce stil novo: a Firenze si forma un importante tendenza poetica, il Dolce Stil Novo.
I poeti esponenti (Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Guido Guinizzelli, Dino Frescobaldi, Lapo Gianni) si staccano dalla tradizione siciliana e toscana e sono caratterizzati da una spiccata e forte personalità.
Ciò che li distingue è il rifiuto dei complicati artifici linguistici e la scelta di un linguaggio più limpido e piano (appunto dolce).
Per quanto riguarda i contenuti, all’omaggio verso la dama tipico dell’amor cortese, si sostituisce una visione più spiritualizzata della donna, che viene paragonata ad una creatura angelica.
Gli stilnovisti scelgono come sfondo delle loro opere non la corte reale tipica della poesia siciliana, ma una “corte ideale” dove gli appartenenti sono legati non da una nobiltà di sangue, ma da una nobiltà d’animo.
Da qui, il binomio “amore” e “gentilezza”, in cui con il primo termine si intende l’atto dell’amare in modo fine, ovvero il saper scrivere poesie d’amore, e con il secondo si delinea il senso della vera “nobiltà”, che non è quella di sangue, ma d’animo.
Il termine “Dolce Stil Novo” è stato coniato da Dante Alighieri.