Le origini della poesia lirica italiana

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Riassunto sulla nascita della poesia lirica italiana: la lirica cortese, la Scuola siciliana, Giacomo da Lentini e commento sulla poesia "Meravigliosamente" (3 pagine formato doc)

DOVE NASCE LA POESIA LIRICA ITALIANA

Nascita della lirica.

Poesia cortese. La poesia lirica italiana nasce in Sicilia, alla corte di Federico II di Svevia, e si diffonde poi in Toscana. Tuttavia, le sue vere origini ci portano in Francia, dove si concentravano due tipi di letteratura: quella epico-narrativa, nel nord della Francia, scritta in lingua d’oil, e lo stile lirico delle poesie d’amore legate all’ambiente cortese nel sud, in particolare in Provenza, dove si scriveva in lingua d’oc.
La letteratura provenzale ha il massimo vigore intorno all’XI e XII secolo; essa è ambientata in una corte, un ambiente molto differente da quello italiano, ormai consolidato nei comuni, fatta eccezione per la corte del regno Normanno a Palermo.
La corte soggetto di questo tipo di poesia è quella di un signore feudatario che ha giurato fedeltà al suo re, divenendo vassallo. In questo ambiente abitano i cavalieri, le donne di corte; pochi sono i religiosi, per cui la corte si può definire un ambiente laico, i cui valori sono la nobiltà di sangue, alla quale consegue quella dell’animo.
I rapporti di onestà, fiducia, cortesia e fedeltà del feudalesimo diventano simbolici anche per l’amore cortese.

La poesia lirica: definizione e caratteristiche

LE ORIGINI DELLA LIRICA ITALIANA

Il tema è soltanto l’amore, non appare nessun riferimento alla religione.
L’amore ha dei tratti caratteristici, fissi per tutti gli uomini nobili; è la bellezza che istintivamente colpisce la vista per arrivare al cuore.  Il rapporto tra l’innamorato e la donna riprende quello tra un vassallo e il suo signore, è un amore al di fuori del matrimonio che sottolinea la nobiltà d’animo propria dei nobili, come si credeva a quei tempi.
La struttura della corte ha al centro il signore e sua moglie con attorno tutti i cavalieri che frequentavano il castello. Il matrimonio era un patto politico ed economico, per questo motivo l’amore era concepito al di fuori di esso.
La dama veniva corteggiata dai cavalieri che le portavano doni ed omaggi, vantando virtù e coraggio. La dama avrebbe scelto il suo amante tra chi avrebbe conquistato il suo cuore con la propria audacia. Il loro amore sarebbe stato fisico, infatti, nella lirica provenzale vengono cantate le parti del corpo della signora. Il signore era onorato che sua moglie fosse corteggiata, ma per ragioni etiche il tradimento era comunque celato. Il tutto avveniva secondo la tradizione militare; il rituale poetico riprende l’investitura tipica di un vassallo.
Il poeta provenzale è detto trovatore e la sua lirica trobadorica, strettamente legata alla musica per facilitare la diffusione orale. Nonostante il testo scritto, erano i giullari che cantavano per le strade queste liriche d’amore.
La lirica è quasi sempre una canzone i cui riti e temi sono ricorrenti; il nome dell’amata è nascosto sotto falso nome, il senhal.
Si alternano due stili, il trobar clus, cioè un poetare chiuso e difficile, e il trobar leu, più semplice.
I principali esponenti della lirica provenzale furono Bertran de Born, Raimbaut d’Aurenga, Bernart de Ventadorn e Guglielmo IX duca d’Aquitania, signore feudatario e primo poeta provenzale.

SCUOLA SICILIANA

La scuola siciliana. La scuola siciliana è legata strettamente alla vita di corte e ai suoi rapporti sociali, la lirica cortese, in Italia, non poteva che svilupparsi alla corte di Federico II di Svevia. Nonostante l’imperatore viaggiasse spesso all’interno del suo Impero per controllarlo di persona, la sua residenza era in Sicilia, a Palermo. Governava in modo moderno, con un potere unitario ed accentrato. I suoi funzionari erano scelti fra i borghesi e volutamente laici: questi avevano una preparazione culturale specifica per svolgere al meglio il loro lavoro. Era contro l’egemonia papale e cercò di laicizzare la cultura, dandogli un grande impulso; con lui nacquero le università di Salerno, di Napoli e la scuola di Capua. In Sicilia i più grandi centri culturali furono Palermo e Messina.