Inferno Canto 33: conte Ugolino e contrappasso

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Inferno Canto 33: riassunto e commento sulla vicenda del conte Ugolino e la legge del contrappasso (3 pagine formato doc)

INFERNO CANTO 33: CONTE UGOLINO E CONTRAPPASSO

Relazione critica XXXIII° Canto dell'Inferno.

Il XXXIII canto dell’inferno viene inquadrato nella cornice della fame e del mistero. Il linguaggio di Dante è freddo, con tratti di pietà e invettiva. Il canto si apre in modo diverso dagli altri, di solito il poeta iniziava con una digressione al canto precedente, proprio a voler portare l’attenzione del lettore sui due visitatori dell’inferno, questo canto inizia, invece, con una terzina che trae l’attenzione de lettore su una scena molto particolare. Infatti nella prima parte del canto, Dante non parla mai, lascia il posto ad Ugolino e alla sua rabbia verso Ruggieri.

La storia struggente che narra il Conte, viene a porsi come sfondo di tutto il canto, incorniciata come per la peste nel Decameron, dalla fame.

Dante riesce a imprimere nelle parole tutto il dolore e la crudeltà della vicenda, adoperando un linguaggio scarno e essenziale. Ci troviamo nell’Antenora, dove sono condannati “coloro che tradirono quelli che in loro tutto si fidavano, e coloro da cui erano stati promossi a dignità e grande stato”: riprendendo qui i Pisani e Genovesi.

Inferno: gironi e struttura | Canto 1: analisi, parafrasi, figure retoriche | Canto 2: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 3: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 5: parafrasi, commento e figure retoriche del canto di Paolo e Francesca |

CANTO 33 INFERNO CONTRAPPASSO

I peccatori sono qui puniti con atroci sofferenze, conficcati fino al collo nel ghiaccio scontano la pena eterna fino al giorno del giudizio; il contrappasso è un vortice di genialità e ingegno: come in vita hanno tramato contro il prossimo raggelando il loro animo privandolo del calore della carità, così all’inferno saranno raggelati nel ghiaccio cocito.
Le due figure principali in questo canto sono il Conte Ugolino della Gherardesca, uomo potentissimo a Pisa, accusato di avere consegnato a Lucca ed a Firenze alcuni castelli pisani, fu fatto prigioniero dai Ghibellini e fu lascito morire di fame insieme a due figli e due nipoti. L’altro è l’arcivescovo Ruggeri degli Ubaldi, alla cui frode e alla cui crudeltà egli dovette la cattura e la fine orribile. Ambedue traditori scontano la colpa nello stesso luogo, ma la punizione non è uguale, Ruggeri oltre al tormento del gelo eterno ha quello che gli infligge la rabbia del suo nemico; Ugolino al dramma della dannazione si aggiunge l’ira e la sete inesausta di vendetta contro il suo nemico.

Inferno Canto 33: riassunto e analisi

CONTE UGOLINO INFERNO

Il canto si apre con il famosissimo endecasillabo “la bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator forbendola a’capelli” una scena macabra, il Conte Ugolino che divora il cranio dell’Arcivescovo Ruggieri e si pulisce le labbra con i suoi capelli, raccapricciante, ma evidenzia tutta la drammaticità della situazione, in queste poche parole si può già delineare il profilo del Conte, un uomo consumato dalla rabbia, ma allo stesso tempo contrito dal dolore. Il canto prosegue con le parole dolorose del Conte Ugolino, un linguaggio altissimo e umilissimo. Antecede la narrazione della sua storia con una premessa, parlerà per il solo scopo di far conoscere la sua storia, e portare infamia all’arcivescovo. In queste tre terzine si percepisce anche il pensiero politico di Dante e il suo odio per le fazioni nella sua città. Ma essendo nato da una famiglia appartenente ai guelfi, ha dentro di se un intrinseca pietà per Ugolino e una crescente rivalità contro i ghibellini.
Possiamo quasi immedesimare Dante nella figura di Ugolino, infatti il poeta vuol far conoscere la sofferenza che sta provando a causa della sua città: “ma fiorentino mi sembri veramente quando io t’odo” , le parole rivolte a Dante dal conte e che Dante rivolge a Firenze; il verso, infatti, ci chiarisce che Ugolino vuol far conoscere soprattutto a Firenze la sua storia, per fargli capire quanto sia stata dura la sua punizione.