Orazio, vita e opere riassunto

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opere, poetica, stile di Orazio. Epòdi (31 o 30 a.C.), I Sermones (35-34 a.C. / 30-29 a.C.), Emulazione dei lirici greci e il classicismo, Le Odi (23 a.C.), Le Epistole (23 a.C.) e L'Ars poetica. Riassunto della vita e opere di Orazio (6 pagine formato doc)

ORAZIO VITA E OPERE RIASSUNTO

Orazio.

Orazio ha scritto i versi più perfetti della letteratura latina: l’espressione che lo qualifica è simplex munditiis, “elegante senza artifici”. Egli ha quella semplicità che viene valorizzata, non mortificata dalla tradizione precedente, dal labor limae, il lavoro faticoso. Nei secoli è stato imitato come modello classico (ciò che è eccelso, ciò che è degno di essere imitato, ciò che possiede un valore universale).
Altri elementi che compongono l’immagine di Orazio sono la sua humanitas, cioè quel tratto amabile che però solo superficialmente può essere scambiato per serenità senza inquietudine.
Orazio raggiunge il vertice poetico nei momenti tardi della sua vita. Cantò d’amore ma non fu poeta d’amore. Prevale la nostalgia di chi ha superato l’età dell’innamoramento e guarda al proprio passato con tristezza. La felicità risiede nell’immutabilità dell’animo di fronte agli eventi esterni e alle angosce interiori.

Orazio: riassunto della vita e opere


QUINTO ORAZIO FLACCO: VITA E OPERE

La vita. Orazio nacque l’8 dicembre del 65 a.C. a Venosa; da padre liberto, cioè un ex schiavo liberato. Non più giovane egli si trasferì a Roma, adattandosi a fare l’esattore nelle aste. Orazio frequentò la scuola di Orbilio. A vent’anni Orazio si recò ad Atene. Il giovane s’immerse nell’atmosfera intellettuale ateniese, con le sue scuole filosofiche e retoriche.
Orazio era incline per la respublica; divenne sostenitore e collaboratore di Bruto. Partecipò alla battaglia dei Filippi nel 42 a.C. fu l’unico poeta generale. La sconfitta fu ricordata da Orazio come un giorno infausto.
Il padre morto, nel 39 a.C. Orazio tornò a Roma. Nel 38 a.C. lo presentano a Mecenate, che lo riconvocherà e lo accoglierà nella sua cerchia. L’amicizia con Mecenate significava vicinanza a Ottaviano, il futuro Augusto, e l’integrazione nell’élite letteraria del nuovo regime. Si trattava di amicizia vera, di un rapporto cordiale e rispettoso, destinato a non mutare più.
Scrisse gli Epòdi e le Satire; ma le Odi (anni 20) segna il vertice della poesia oraziana.
Dopo la morte di Virgilio, era lui il poeta romano per eccellenza. Con il tempo crebbe la familiarità con Augusto. Il poeta morì nell’8 a.C., poche setimane dopo Mecenate.

Altro riassunto sulla vita e opere di Orazio


ORAZIO: VITA OPERE E STILE

Epòdi (31 o 30 a.C.). Negli Epòdi Orazio ristabilisce il contatto con le grandi voci della tradizione arcaica e si sforza parallelamente di allargare il proprio pubblico e i propri temi.
Orazio lo chiamava Iambi (giambi), riferendosi sia al prevalente ritmo giambesco che li caratterizzava sia al tono dell’invettiva, tipico della poesia giambica greca. Il poeta si rivolge a tutta la comunità civile; con tono prevalentemente di invettiva, di aspro attacco verso i contemporanei. La poesia presenta una crudezza d’immagini spesso ispirata da motivi di disgusto. Orazio rivendica il merito di averli riscoperti. Ma già Catullo li aveva introdotti. Orazio separa i due generi del giambo (greco) e della satira (latina).

Orazio: schema su vita e opere


ORAZIO: VITA ED OPERE LETTERATURA

Orazio riprende il modello di una parola libera e sferzante, che deve bastonare i viziosi ed esprimere l’umor nero suscitato da un’esistenza che non può soddisfare il poeta. Negli Epòdi il tono si fa, rispetto al modello giambico, meno aspro e l’invettiva meno diretta.
All’origine dell’ispirazione giambica di Orazio rimane il desiderio d’intervenire nella vita sociale e politica; il poeta vuole dire la sua, formulare giudizi, muovere all’azione chi ascolta o chi legge. Gli Epòdi riflettono la crisi storica che segna la delicata fase di passaggio delle guerre civili al principato di Ottaviano.