La satira latina: Persio, Giovenale, Marziale e Fedro

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Riassunto sulla satira latina di Persio, Giovenale, Marziale e Fedro (3 pagine formato doc)

SATIRA LATINA: PERSIO, GIOVENALE, MARZIALE E FEDRO

La satira.

1. La satira. 1.1 La satura. Nel I sec. d.C. il genere satirico ebbe un nuovo slancio grazie a Persio e Giovenale, due poeti che si ispirarono all’antico modello di Lucilio, riproponendo un tipo di satira intesa come invettiva contro il vizio e i viziosi.
-    Con Persio e Giovenale la satira raggiunse la piena maturità ed essi furono gli ultimi poeti latini capaci di scrivere satire con l’intenzione di paragonare criticamente la vita contemporanea con un modello ideale.
-    Questo modello ideale, però, era lontanissimo dal modo di vivere e di pensare della Roma imperiale: da ciò nasce il senso di solitudine e di frustrazione che traspare dai loro versi.
1.2 Altri generi satirici
-    Nel I sec. d.C.
si svilupparono anche nuove forme di satira, come le Favole di Fedro e gli Epigrammi di Marziale, ma anche il romanzo in prosa mista a versi, come l’Apokolokyntosis di Seneca e il Satyricon di Petronio.
-    Questi generi non erano nuovi in se: la novità sta nell’intenzione satirica che le anima e che le avvicina allo spirito della satura. Questo comporta:
-    L’adozione di temi “bassi” e quotidiani e di un linguaggio adeguato;
-    Il desiderio di smascherare il vizio;
-    La ricerca di un pubblico medio, non l’élite aristocratica.

La satira nell'epoca imperiale: riassunto

LA SATIRA LATINA: PERSIO E GIOVENALE

2. Persio e Giovenale: la satira come denuncia morale
2.1 Il distacco dal modello Oraziano
-    Benché separati da circa tre decenni, Persio e Giovenale mostrano molti elementi in comune, come l’atteggiamento con cui interpretano il genere della satira in esametri, regolarizzato da Orazio nei Sermones.
-    I Sermones di Orazio erano concepiti come colloqui tra amici, come conversazioni, in cui si sorride dei difetti comuni a tutti gli uomini, mentre la satira di Persio e Giovenale si rivolge ad un pubblico generico di lettore, di fronte ai quali i poeti si atteggiano a severi censori dei vizi e dei viziosi, alla maniera di Lucilio.
-    Invece della satira come conversazione, cara ad Orazio, abbiamo quindi una satira come invettiva: Persio e Giovenale esprimono un forte moralismo, il cui scopo è combattere la corruzione attraverso l’arma del sarcasmo.

SATIRA LATINA: RIASSUNTO. PERSIO

2.2 Persio: smascherare il vizio in un mondo di false apparenze
-    Aulo Persio Flacco nacque a Volterra nel 34 d.C. da una famiglia equestre. A dodici anni fu condotto a Roma per compiere gli studi. Qui fu discepolo del filosofo stoico Anneo Cornuto, uno degli oppositori più in vista del regime neroniano. Persio visse gli ultimi anni della sua breve vita sotto l’impero di Nerone.
-    La raccolta di Saturae di Persio comprende 6 testi:
-    I: attacca i falsi poeti contemporanei;
-    II: attacca i falsi devoti;
-    III: attacca i giovani dissipati;
-    IV: attacca gli ambiziosi;
-    V: attacca gli schiavi delle passioni, ai quali si oppone la libertas del sapiente;
-    VI: attacca gli avari, che dovrebbero confrontarsi con l’uso moderato dei beni del saggio.
-    Nella letteratura latina era comune il tema della decadenza dei mores e la polemica contro le debolezze umane, ma in Persio l’ansia di evasione, la rivolta contro i disonesti ha un intento morale.
-    Lo stile di Persio è duro, perché è il mezzo espressivo più adeguato all’operazione di smascherare il vizio.
-    Il fine della satira di Persio è l’individuazione di ciò che è autentico, sebbene sia difficile, in un mondo fatto di false e ingannevoli apparenze.
-    Da ciò deriva che la forma poetica è contorta e difficile, perché la tensione espressiva corrisponde alla tensione morale, messa in moto dallo stoicismo che Persio propone come soluzione ai vizi.