Pinocchio: recensione film di Roberto Benigni

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analisi e recensione del film di Roberto Benigni "Pinocchio" (15 pagine formato doc)

PINOCCHIO: RECENSIONE FILM DI ROBERTO BENIGNI

Noi dovremmo solo ribadire che Pinocchio è un film che poteva essere bellissimo, se Benigni e il suo fedele sceneggiatore Vincenzo Cerami avessero centrato una chiave, uno spunto dal quale partire per una rilettura originale del testo di Collodi; e invece è solo bello (e vi par poco?), grazie alla magnificenza delle scenografie (di Danilo Donati) e della fotografia (di Dante Spinotti ), alle azzeccate performance di alcuni comprimari (soprattutto i Fichi d'India e Kim Rossi Stuart) e alla regia discreta ma insinuante dello stesso Benigni, che per una volta è assai più bravo come regista (e direttore di attori) che come mattatore.

Il che significa che se Pinocchio è infinitamente meno geniale e importante di La vita è bella, è però assai più compatto di tutti i film precedenti di Benigni, dal Mostro in su.


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RECENSIONE FILM PINOCCHIO, COMENCINI

Se nel film c'è un problema; è la fedeltà fin troppo riverente al libro di Collodi: sarà un caso, ma il film si impenna quando Benigni e Cerami trovano il coraggio di tradirlo, come nella strepitosa sequenza iniziale in cui il tronco dal quale Pinocchio nascerà getta lo scompiglio nel paesello, esattamente come farà poco dopo il burattino. In realtà c'è almeno una scena in cui Benigni commuove, e tocca finalmente quel pathos che sembra inseguire disperatamente in ogni sequenza. È la morte di Lucignolo. Quando Pinocchio/Benigni vede il povero asinello riverso sul fienile, condannato alla fine, e piange accarezzandolo mentre quello trova l'estrema forza di mormorare il suo nome, il film raggiunge la medesima grazia - in senso cristiano, sì - del romanzo. Il fatto che il burattino di Benigni ci tocchi il cuore quando piange la morte del "cattivo" indica una strada possibile, che il film avrebbe potuto percorrere in modo persino provocatorio, e invece imbocca solo a tratti.

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RECENSIONE PINOCCHIO, BENIGNI

Anche perché da un lato Benigni è affascinato dai lati cupi del romanzo, dall'altro si sente in obbligo di esasperare i toni patetici ogni volta che entra in scena la Fata Turchina, ovviamente interpretata da Nicoletta Braschi. È come se il film fosse in bilico fra un'aggressività vitale e debordante, e un desiderio di poesia lievemente esangue. Così, resta un film bellissimo da vedere, meno interessante da analizzare: quindi frustrante per i critici ma, chissà - glielo auguriamo di tutto cuore -, forse entusiasmante per gli spettatori. Lunedì leggeremo gli incassi senza spirito polemico. Speriamo che Pinocchio esca presto dal ciarpame giornalistico per entrare nel cuore della gente.

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