Teorie sul ruolo della finanza pubblica

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Teorie sul ruolo della finanza pubblica: teorie economiche, teorie politico-sociologiche, teoria dell'illusione finanziaria e teoria della scelta pubblica (2 pagine formato doc)

TEORIE SUL RUOLO DELLA FINANZA PUBBLICA

Teorie sul ruolo della finanza pubblica.

Principali teorie sulla finanza pubblica - L’intervento dello stato nell’economia si è manifestato con il passaggio degli Stati assoluti agli Stati costituzionali, in quanto nello Stato assoluto i sudditi non avevano diritti e dovevano sottostare alle volontà del sovrano. Solo con l’affermazione della scuola fisiocratica, secondo la quale l’unico settore dell’economia in grado di generare un sovrappiù era l’agricoltura, si ha la prima formulazione del ruolo dello stato nell’economia, cioè lo stato deve ridurre al minimo il suo intervento per non sconvolgere l’ordine naturale il quale governa il sistema, composto dalla libera concorrenza.

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EVOLUZIONE STORICA DELL'ATTIVITA' FINANZIARIA PUBBLICA

Successivamente si passò da teorie che limitavano il ruolo dello Stato nell’economia a quelle che invece ne sottolineavano la necessità. Queste teorie si classificano in:
-    teorie economiche: considerano l’attività finanziaria come un fenomeno economico e quindi le decisioni economiche vengono prese secondo i criteri di convenienza economica e di massimizzazione del benessere collettivo.

Queste teorie di dividono in:
o    teoria del consumo: formulata da un esponente della scuola classica secondo la quale i tributi che vengono pagati allo Stato sottraggono risorse ai cittadini facendo così aumentare i consumi pubblici e riducono gli investimenti produttivi. Quindi il prelievo tributario va ridotto il più possibile in quanto danneggia l’economia.
o    teoria dello scambio: formulata sempre da esponenti della scuola classica, secondo la quale il rapporto fra lo Stato e i cittadini è basato dallo scambio, ovvero l’offerta dei servizi da parte dello Stato contro compenso da parte del cittadino. Il rapporto fra i due soggetti viene meno nel momento in cui uno dei due non adempie al suo dovere.

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OBIETTIVI DELLA FINANZA PUBBLICA

Teoria della produzione: sviluppata nella seconda metà dell’800 dagli studiosi tedeschi, fra cui Wagner, preoccupati del ritardo della loro industria nazionale rispetto a quella inglese e quindi chiedevano l’intervento dello Stato nell’economia. Secondo questa teoria  i servizi pubblici che venivano resi dallo Stato consentivano ai privati di produrre a loro volta altri beni o servizi determinando così un aumento dei beni disponibili per la collettività.
Teoria marginalista: secondo questa teoria tutti i beni possono essere classificati secondo un ordine decrescente di intensità. I bisogni privati vengono soddisfatti direttamente dal cittadino mentre i bisogni pubblici vengono soddisfatti dallo Stato che viene finanziato dal prelevamento delle imposte.
Teorie politico-sociologiche: considerano anche gli elementi extra-economici come l’aspetto politico e sociologico che derivano dal rapporto di supremazia dello Stato verso i cittadini. Queste teorie di dividono in:
Teoria politica: ritiene che l’attività finanziaria sia un carattere strettamente politico in quanto è il risultato della sovranità dello Stato. Essa infatti è uno dei poteri degli enti pubblici: il potere di imporre tributi rappresenta l'”arma” dello stato.
Teoria sociologica: considera l’attività finanziaria come lo strumento che serve alla classe dominante per mantenere il potere e agire nel proprio interesse, dando però a tutti i cittadini l’illusione di operare per l’intera collettività.
Queste due teorie però non considerano che nella moderna società la classe dirigente non mantiene a lungo il potere, senza che i contribuenti si accorgano dell’illusione.