San Giorgio di Donatello

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Analisi dell'opera: il San Giorgio, presenta ancora qualche ultima traccia di un gusto gotico ormai al tramonto (1 pagine formato doc)

L’orgogliosa positura e la tranquilla gravità del volto, al contrario, già prefigurano la nuova sensibilità donatelliana.
San Giorgio ci appare solido e ben piantato al suolo, con le gambe leggermente divaricate e il grande scudo a forma di rombo che funge da ulteriore punto di appoggio. Il suo atteggiamento è poco sacro, è in posa militaresca. La resa plastica è volumetrica e le parti anatomiche del torso, scolpite sotto la corazza, richiamano i canoni della scultura classica del IV secolo a.C. impostati sul naturalismo (Grecia). Alla fermezza fisica fa adeguato riscontro la fermezza morale che è espressa da un volto sereno e consapevole, sottolineandone la vivacità fieramente terribile unita a un meraviglioso gesto di muoversi dentro quel sasso, come dice il Vasari. Lo sguardo è acuto e vigile, è presente un lieve aggrottare delle sopracciglia.
Nel basamento della statua Donatello realizza un bassorilievo con San Giorgio e la Principessa dove l’artista mostra di aver già acquisito la piena padronanza delle tecniche brunelleschiane della rappresentazione prospettica. Al centro c’è il santo cavaliere che trafigge il drago (simbolo di peccato e barbaria), rappresentato naturalisticamente, nel pieno della lotta. Il suo mantello si agita al vento e con il piede sinistro egli serra la pancia del cavallo. Sulla destra c’è la principessa che osserva il furioso combattimento con le mani giunte e alle sue spalle vi è un portico rinascimentale in prospettiva in contrapposizione con l’antro del mostro, sul lato opposto. Il graduale passaggio dal bassorilievo dei personaggi principali allo stiacciato appena percepibile degli sfondi non ubbidisce solo alle regole della prospettiva geometrica ma crea degli effetti di chiaroscuro in tutto simili a quelli ottenibili in pittura. L’artista dette opera all’arte del disegno dimostrandosi valente nella prospettiva.