La figura del cavaliere nel Medioevo: riassunto

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Breve riassunto sulla figura del cavaliere nel Medioevo (3 pagine formato doc)

FIGURA DEL CAVALIERE NEL MEDIOEVO

La figura del Cavaliere nel Medioevo. Il Medioevo vede la figura del nobile guerriero come uno degli elementi fondamentali, della tripartizione funzionale : oratores ,bellatores , laboratores.
I bellatores sono fondamentali perché l’aristocrazia è un’ aristocrazia di sangue, di spada e di guerra.
Intorno all’anno 1000 si afferma il termine miles (dal latino “milites”….milite, coloro che sono dediti alla difesa del loro Signore e dei suoi beni.)
Questo è il mestiere delle armi che si specializza nella difesa del territorio.
E’ proprio questo tipo di figura tecnico-tattico militare che fa del cavaliere il massimo esponente della figura guerriera del medioevo, del prestigio per protagonismo della società del tempo.
Possiamo parlare di un’aristocrazia guerriera con una struttura familiare verticale legata al patriarcato che privilegiava la parentela paterna e primogenita (il primo figlio maschio era colui che andava a detenere l’eredità).
 

Dame e Cavalieri nel Medioevo: riassunto

FIGURA DEL CAVALIERE DEL MEDIOEVO

Spesso i figli cadetti si davano all’abito talare, senza motivazioni vocazionali e spirituali,; questo la dice lunga di quanta corruzione ci fosse nella Chiesa, perché delle persone che facevano una scelta religiosa senza vocazione rispondevano più a una logica di potere che ad una logica, come dovrebbe essere, di salvezza della propria anima e delle anime altrui.
Vi era quindi una propensione generica a comportamenti cruenti; questo tipo di cultura era una cultura guerriera, dai comportamenti violenti che però venivano ricomposti eticamente grazie allo spirito religioso e al codice honore dei combattenti.
I cavalieri, riconoscendosi sostanzialmente come un ceto, si davano un codice cavalleresco appunto, di comportamento guerriero (es. sconfitto l’avversario gli si offriva di rimanere in vita, se invece il comportamento era stato sleale, questa possibilità non era data)
C’era un codice del combattimento che diventava l’etica del guerriero a cavallo che si fortificava ulteriormente rispetto allo spirito cristiano.
Il codice guerriero era iscritto in maniera pagana nell’atteggiamento bellico ma andava a sposarsi con lo spirito cristiano dove la Pietas, ciò che era dovuto oltre a se stessi, diventava la pietas anche per l’altro che doveva essere trattato con una dignità che lo caratterizzasse in quanto tale, colui che perdeva non era solo strumento di vittoria.
 

CAVALLERIA MEDIEVALE: RIASSUNTO

Per il cavaliere la vera vittoria era su se stessi, vinceva quando era capace di non essere soggetto ai propri istinti. Se partiamo dal presupposto che ovviamente la cultura guerriera era una cultura violenta diventava, attraverso la cultura della Cavalleria, la capacità del governo di sé quindi raggiungeva il momento più alto come cultura del combattimento. L’accettazione della regola stava nel sapersi controllare. Il vero vincitore sul piano della lealtà non vinceva in maniera opportunistica ma vinceva chi era davvero in grado di dimostrare la propria superiorità; non a caso il cavaliere che perdeva cedeva il passo al vincitore perché gli riconoscesse la superiorità, quindi si garantiva una gerarchia dei valori; chi vinceva legittimava e non uccideva l’avversario sconfitto; in questo modo si creava un codice e il codice si trasformava in regole.