Assolutismo e società inglese nel primo seicento: riassunto breve

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Assolutismo e società inglese del 1600: riassunto su Giacomo I Stuart, sul contrasto tra re e parlamento, sui puritani, indipendenti e presbiteriani, su Carlo I, sulla petizione dei diritti, sul "parlamento corto" e sul "parlamento lungo" (2 pagine formato doc)

ASSOLUTISMO E SOCIETA' INGLESE NEL PRIMO SEICENTO

Assolutismo e società inglese nel primo seicento.

Nella prima metà del seicento l’ Inghilterra presentava la seguente gerarchia sociale
• grande aristocrazia dei pari (duchi, conti marchesi),
• ricchissima gentry (nobiltà minore: Latifondisti, spesso con redditi superiori a quelli di molte famiglie della grande aristocrazia;)
(gentry maggiore deteneva importanti cariche nelle contee e nei quadri superiori dell’esercito)
• classe dirigente delle città.

Gentry minore (esercitava funzioni politiche, militari e giudiziarie nelle amministrazioni locali, ne facevano parte Medi e Piccoli proprietari terrieri.)
produttori agricoli indipendenti (yeomen)
mercanti
ricchi artigiani.

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INGHILTERRA 1600: RIASSUNTO

Lavoratori Salariati dell’agricoltura, dell’industria e delle attività portuali

• Lavoratori domestici, disoccupati e vagabondi

La morte di Elisabetta I, che non aveva figli, determinò la salita al trono di Giacomo I Stuart figlio di maria Stuart (nipote di Enrico VIII) e fino a quel momento re di Scozia. Si realizzò quindi l’unificazione dei regni di Inghilterra e di Scozia sotto un’unica corona.

Giacomo I tentò fin da subito con un programma assolutistico rafforzando le corti giudiziarie composte da funzionari nominati dal re. Il Parlamento era costituito da
• Camera dei Lords, che radunava i “pari” d’Inghilterra e cioè esponenti dell’Aristocrazia feudale e vescovi della chiesa anglicana. Il loro seggio era ereditario.
• Camera dei Comuni, eletta su base censitaria; erano eletti due parlamentari per ciascuna delle contee in cui era suddiviso amministrativamente il territorio del regno, ciò penalizzava le contee più popolate e premiava quelle di campagna.
Giacomo rivendicava piena titolarità del potere sovrano, collocando il re al di sopra di ogni legge umana, sulla base della dottrina dell’origine divina in un’ottica tipicamente assolutistica.
I parlamentari reclamavano invece il proprio diritto al controllo sul governo del re e rivendicavano al parlamento il potere legislativo, ovvero la facoltà di fare le leggi.
Sul piano religioso il sovrano volle rafforzare la chiesa anglicana e la sua struttura episcopale (ordine gerarchico ove il potere è assunto dal sovrano). Ciò incontrò l’opposizione dei calvinisti Inglesi e dei cattolici (episodio più eclatante “congiura delle polveri” 1605).

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ASSOLUTISMO FRANCIA E INGHILTERRA

I Calvinisti inglesi si dividevano in
• Puritani, perché professavano la “pura” religione cristiana. Essi rifiutavano di riconoscere l’autorità della chiesa ufficiale anglicana. Il calvinismo puritano prevaleva presso la gentry. Il divieto dei culti non anglicani, indusse molti puritani all’emigrazione.
• Indipendenti, rivendicavano la piena libertà di culto sulla base del principio protestante secondo il quale ogni uomo ha il diritto di esser libero di onorare Dio come gli suggerisce la coscienza. Si riconoscevano come una comunità di preghiera autonome e tra loro indipendenti.
• Presbiteriani (principalmente in Scozia) concezione non gerarchica, ma “ascendente”. Ogni comunità parrocchiale eleggeva il proprio pastore che la dirigeva a livello locale. Giacomo I cercò di imporre l’episcopalismo anglicano alla scozia, senza successo.
In politica estera, Giacomo I stabilì buoni rapporti con le potenze cattoliche del continente, principalmente Francia e Spagna.
Il programma assolutistico di Giacomo I fu ripreso dal figlio Carlo I. Con lui, tutte le decisioni venivano prese nell’ambito del consiglio della corona, composto da fedelissimi del re, mentre la Camera stellata aveva il compito di giudicare i casi a sfondo politico e reprimere le rivolte. Ma trovò la forte resistenza del parlamento, che nel 1628 votò una “richiesta di diritti” (Petition of Rights) secondo cui il re non aveva diritto di imporre tasse, se non approvate dal parlamento, il re non poteva far arrestare o processare nessun cittadino senza il consenso del parlamento. Inizialmente il re accettò, ma dopo che la sessione fu conclusa si rifiutò di convocarlo dal 1629 al 1640 con lo scopo di sottrarsi a qualsiasi controllo.

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ASSOLUTISMO E MONARCHIA PARLAMENTARE

In campo finanziario cercò di ottenere il denaro necessario per il rafforzamento della flotta inglese, nel 1635, impose infatti la ship money, una nuova tassa.
In campo religioso si ispirò anche lui ad un episcopalismo per rafforzare il programma assolutistico.Gli scozzesi nel 1638 sottoscrissero un Patto di resistenza (Covernant) contro le pretese degli inglesi. Visti i problemi economici del re per armare un esercito, al fine di intraprendere una campagna militare con la Scozia, nell’aprile 1640 Carlo convocò il parlamento. Ma i parlamentari rifiutarono di concedergli il capitale e il sovrano lo sciolse dopo poche sedute, di cui il nome “parlamento corto”. L’andamento disastroso della guerra constrinse il re a convocare una nuova seduta che durò poi dal 1640 fino al 1653, fu detto per questo “parlamento lungo”.
Fin dalle sedute iniziali questo parlamento si mostrò determinato a resistere alle richieste del sovrano.

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