Dal Biennio Rosso al Fascismo in Italia: riassunto

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panoramica che va dal biennio rosso alle leggi fasciste di Mussolini. Riassunto della storia del biennio rosso fino al Fascismo in Italia (2 pagine formato docx)

DAL BIENNIO ROSSO AL FASCISMO IN ITALIA: RIASSUNTO

Il biennio rosso in Italia.

Il dopoguerra italiano è caratterizzato dalla crisi economica; gli italiani non garantivano un consumo privato in grado di dar lavoro a tutte le fabbriche e, di conseguenza, si creò disoccupazione, l’inflazione ed il crollo della lira.
Questi processi furono la causa di lotte operaie senza precedenti in Italia; essi chiedevano agevolazioni circa gli orari di lavoro ed i propri diritti mentre i braccianti chiedevano salari più elevati ed una gestione migliore dell’agricoltura. Queste lotte portarono ai lavoratori non solo conquiste normative, ma riuscirono a tutelare anche il loro potere d’acquisto.

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DAL BIENNIO ROSSO AL FASCISMO RIASSUNTO

L’inflazione colpisce anche gli stipendi e le rendite della piccola e media borghesia, accresciutasi numericamente durante lo sviluppo economico del primo ventennio del secolo e che non avevano mai conosciuto la disoccupazione o un basso tenore di vita.

Questi si schierarono contro il proletariato e contro la grande borghesia dei “pescicani”, ritenuta avida ed egoista. Questo stato della piccola borghesia metteva in luce la crescente sfiducia nella classe dirigente liberale, ritenuta incapace di tutelare gli interessi dei ceti medi.
Al fine di indebolire il movimento operaio e le sue organizzazioni nasce il 23 marzo del 1919 il Movimento dei fasci di combattimento, fondato da Mussolini, composto prevalentemente da ufficiali delusi e dagli strati dei ceti medi colpiti dalla crisi.
In questo periodo c’era ancora la questione della vittoria mutilata, usata dai nazionalisti contro il governo liberale, accusato di non far valere i diritti della nazione. Queste tensioni portarono alle dimissioni del governo Orlando.

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BIENNIO ROSSO RIASSUNTO BREVE

In base a degli accordi si sarebbe risolta la questione della città di Fiume, proclamandola città libera per 15 anni.
Di fronte a questa prospettiva i nazionalisti si scagliarono contro il governo e nel 1919 Gabriele D’Annunzio occupò la città di Fiume per più di un anno. Solo con il governo Giolitti si riuscì a liberare la città di fiume, sgomberandola con la forza.
Nasce anche il Partito popolare italiano di Don Luigi Sturzo, dopo l’abrogazione del non expedit; qui erano raccolti gli artigiani ed i contadini dei piccoli paesi dove era maggiore l’influenza dei parroci.
Nel 1919 ci sono le nuove elezioni secondo il sistema proporzionale. Vengono vinte dal Partito socialista e dal Partito popolare, che rappresentano gli interessi delle classi subalterne. In realtà ci fu ancora il problema di un governo autorevole tanto che il governo Nitti cadde dopo soli pochi mesi. Fu rieletto Giolitti, l’unico uomo che pareva in grado di tenere in piedi un governo.

 

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