La crisi del primo dopoguerra in Europa e in Italia

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La radicalizzazione della lotta politica, una difficile situazione economica, il biennio rosso, la questione fiumana, la nascita del Partito popolare, l'elezioni del 1919. Riassunto della crisi del primo dopoguerra in Europa e in Italia (3 pagine formato doc)

CRISI DEL PRIMO DOPOGUERRA IN EUROPA E IN ITALIA

La crisi del dopoguerra in Europa e in Italia.

Il difficile dopoguerra europeo. Gli anni dell’immediato dopoguerra in Europa furono attraversati da una lunga crisi economica e sociale: inflazione , spese militari , riconversione dell’industria e disoccupazione aprirono un periodo di difficile assestamento. In primo luogo era una crisi di legittimazione delle istituzioni liberali prebelliche (veniva meno il riconoscimento del popolo che durante la guerra era stato maggiormente coinvolto ) , l’Europa del dopo guerra era più democratica ma non era detto che questo si traducesse in un rafforzamento delle istituzioni parlamentari.

La radicalizzazione della lotta politica
Si diffusero così ideologie politiche che rifiutavano una politica basata sulla mediazione e sul compromesso come : nazionalismo , sindacalismo rivoluzionario (Sorel) , il socialismo  rivoluzionario.

Totalitarismi in Europa e Shoah

IL PRIMO DOPOGUERRA IN ITALIA

La soluzione autoritaria
Gli esiti di questa crisi europea furono :
-    La Francia e la Gran Bretagna conservarono istituzioni liberal-democratiche trovando soluzione in stabilizzazione democratica
-    Nell’Europa mediterranea e centro orientale si sono invece affermati regimi non democratici. In particolare in  Germania ed Italia (caratterizzata da formazioni statuali recenti ) le classi dirigenti hanno percorso la soluzione autoritaria.
Il paradosso italiano
La vittoria italiana suscitò le più grandi speranze , ma il dopoguerra mise anche in luce tutta la fragilità delle istituzioni liberali italiane , i limiti della classe dirigente , la separatezza tra masse popolari e stato. Le tensioni del dopoguerra sfociarono in Italia in una crisi di sistema che non produsse una variazione della classe dirigente bensì la sua caduta con l’instaurazione della dittatura.

I PROBLEMI DEL PRIMO DOPOGUERRA

Una difficile situazione economica. Pesante era il debito pubblico accumulato per finanziare la guerra, forte l’inflazione (dovuta all’eccesso di moneta circolante che provocò una svalutazione della lira) e grave la disoccupazione provocata dal ritorno degli uomini in patria, e dalla riconversione delle fabbriche da belliche a civili. Inoltre la guerra aveva stimolato l’ammodernamento e lo sviluppo industriale (in particolare nella siderurgica, meccanica e chimica). Tale ricchezza però non si distribuì equamente, ma andò a vantaggio delle imprese e degli speculatori che, grazie ai mercati neri a tornaconto personale vennero definiti “pesci cane”. 

LA CRISI DEL DOPOGUERRA

Il “biennio rosso”: lotte sociali e conquiste sindacali
Le difficoltà economiche si scaricarono soprattutto su operai e contadini, nei quali la guerra aveva suscitato grandi aspettative di miglioramento economico ed emancipazione sociale. Così dal 1919 iniziarono durissime lotte sociali e sindacali (il biennio rosso del 1919-1920), i lavoratori erano guidati da Federterra, Cgl (confederazione generale del lavoro) e Cil (confederazione italiana dei lavoratori). Vi furono scioperi per aumenti salariali in fabbriche e campagne, con occupazioni di terre incolte da parte dei contadini. Il governo presieduto da Nitti (liberale riformista) ebbe un atteggiamento tollerante. Così i lavoratori ottennero i seguenti risultati:
-    Nelle fabbriche, aumenti salariali, riduzione della giornata a 8 ore (20 febbraio 1919)
-    Nelle campagne padane e pugliesi aumenti di paga e l’imponibilità di manodopera (i proprietari terrieri dovevano assumere una quantità di manodopera adeguata alle dimensioni della terra)
-    Al sud, il governo operò una parziale redistribuzione delle terre incolte, che erano state occupate.