Riassunto sulla crisi della Repubblica e l'età di Cesare

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Riassunto sulla crisi della Repubblica e l'età di Cesare - Nel 118 a.C.
morì il re Numida e il regno fu diviso fra i suoi due figli e il nipote Giugurta, e quest’ultimo si proclamò unico re, e nel 112 a.C. conquistò la città di Cirta, dove il fratello Aderbale si rifugiò massacrando la popolazione. Questo le proteste dei cavalieri contro il senato, accusato di arrendevolezza, perché corrotto da Giugurta. Quindi il senato dichiarò a Giugurta ma questo intervento fu condotto male.
Nel 107 a.C. i cavalieri assieme ai popolari fecero eleggere Caio Mario che era uno dei più grandi generali di Roma, e assunse il comando della guerra giugurtina.
Egli diede una svolta al conflitto, riuscendo a “domare” Giugurta nel 105 a.C.

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Mario era un uomo nuovo, in altre parole il primo della sua famiglia a far parte del consolato.  Diventato console, egli fece la riforma dell’esercito, aprì il servizio militare a tutti quelli che si fossero offerti come volontari; i legionari avrebbero ricevuto dopo sedici anni un appezzamento di terreno agricolo. In questo modo si creava il primo nucleo di esercito professionale, più efficiente.
Nel 104 a.C. Mario fu rieletto console, e ci restò per cinque anni con il compito di combattere i cimbri e i teutoni, che compivano razzie e incursioni tra la Spagna e la Gallia, e ora minacciavano l’Italia del nord. Così Mario sconfisse i teutoni ad Aquae Sextiae e i cimbri a Campi Raudii.

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Il tribuno Saturnio, alleato politico di Mario, propose una legge che assegnava ai veterani di Mario cospicue estensioni di terra nelle province, con una clausola che impegnava ai senatori si non abrogare la legge. Il provvedimento causò l’ostilità del sanato e sollevò disordini, che Mario fu costretto a reprimere andando contro gli interessi dei suoi soldati, e nel 98 a.C. si ritirò dalla vita politica.

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La guerra sociale - Gli italici premevano per ottenere la cittadinanza romana, che per la nobiltà significava partecipare al governo, mentre per i commercianti era una tutela politica e giuridica, e inoltre entrambi dovevano versare i tributi, ma erano esclusi dalla distribuzione delle terre e del grano.