Crisi del terzo secolo: riassunto delle cause e conseguenze

Appunto inviato da vissio
/5

riassunto delle cause e conseguenze della crisi che ha colpito l'Impero romano del terzo secolo d.C. (3 pagine formato doc)

CRISI DEL TERZO SECOLO: RIASSUNTO DELLE CAUSE E CONSEGUENZE

La crisi del Terzo secolo.

Ai vertici del potere. Verso la fine del secondo secolo d.c. Roma dominava incontrastata il mediterraneo da circa trecento anni. L’Impero romano aveva raggiunto la sua massima espansione con Traiano: un dominio così esteso, grande allora come il mondo allora conosciuto, richiedeva, una guida unitaria e centralizzata. Nel secondo secolo d.c., con gli imperatori adottivi (da Traiano a Marco Aurelio), si era affermata una “monarchia aristocratica”: il principe che controllava ormai tutte la leve del potere, si presentava come il primo servitore dello stato e governava l’Impero romano sciegliendo i suoi collaboratori tra l’aristocrazia senatoria e il ceto equestre.

Crisi Impero romano del III° secolo: riassunto


CRISI DEL TERZO SECOLO RIASSUNTO

Governare il Mondo: l'amministrazione dell'Impero. Amministrare un dominio così vasto e così vario non era certo cosa semplice.

Fin dai tempi della conquista i governanti romani avevano cercato l’appoggio delle aristocrazie locali e quest’alleanza era conveniente per entrambi. Ai provinciali chiedeva sottomissione e lealtà, oltre al pagamento dei tributi, ma in cambio concedeva ampia libertà d’autogoverno. Il governo imperiale sospettoso, verso ogni forma di dissenso, era durissimo verso chi osava ribellarsi; non era invece oppressivo sul piano fiscale.Si può forse dire che nel secondo secolo, nel momento di massima prosperità, l’Impero romano dava ai cittadini romani e ai provinciali molto di più di quanto chiedesse. L’Impero romano ebbe il concreto sostegno dei ceti più ricchi e anche il consenso di quei poveri che si posero al suo servizio militando con onore.

Crisi dell'Impero romano: le cause della caduta


CRISI DEL TERZO SECOLO CAUSE E CONSEGUENZE

Due economie per l'Impero. Come in tutti gli stati antichi, la prosperità economica dell’Impero romano dipendeva dall’agricoltura e la terra era il bene più desiderato. Per questo motivo i possidenti di terra ma anche il principe, che era il più grande proprietario terriero dell’Impero romano, cercavano di ottenere la maggior produzione possibile dalle loro terre, con il lavoro dei contadini, liberi o schiavi. La proprietà terriera assumeva le forme più diverse: vi erano enormi latifondi, tenuti a cultura estensiva, proprietà di media larghezza a coltivazione promiscua, aziende specializzate a produzione intensiva. Assicurando la pace e prelevando le imposte, l’Impero Romano contribuì notevolmente a sviluppare l’agricoltura e il commercio mediterraneo. Grandi quantità d’olio, grano, vino affluivano via mare a Roma e verso le legioni. Materie prime e merci pregiate alimentavano la produzione artigianale e giungevano per terra e per mare a Roma nei centri più importanti per soddisfare le esigenze delle masse e il lusso delle aristocrazie cittadine. Si venne così formando un sistema agrario di Linetta mercantile fondato sul lavoro degli schiavi, sulla moneta e sullo scambio, cioè sul mercato.

Crisi dell'Impero romano: mappa concettuale


CRISI DEL TERZO SECOLO CAUSE

Un Impero di città che vive sulle campagne. Nelle campagne, dove viveva il 90 della popolazione veniva prodotta quasi tutta la ricchezza sulla quale si reggeva l’Impero romano. Milioni di contadini e schiavi lavorarono duramente per produrre consistenti eccedenze agricole, eppure la maggior parte di questa ricchezza era consumata dalle città. Le città dell’Impero romano esercitavano funzioni amministrative, giudiziarie e fiscali, erano centri commerciali e di consumo, ma soprattutto svolgevano un’intensa opera di romanizzazione della classe dirigente locale e delle popolazioni assoggettate.