Francesco Crispi: riassunto

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Francesco Crispi: riassunto sul modello bismarkiano di Crispi e la crisi di fine secolo (2 pagine formato doc)

FRANCESCO CRISPI: RIASSUNTO

1.

Il modello bismarkiano di Crispi. L’alleanza tra proprietari terrieri e industriali. Negli anni della crisi agraria in Italia si era venuto coagulando un nuovo ceto sociale in cui confluì la borghesia industriale (arricchita con la promozione delle attività industriali e i grandi proprietari terrieri di nord e sud (arricchiti col protezionismo).
Gli interessi di questo nuovo ceto sociale presupponevano uno stato forte capace di difendere il mercato interno dalla concorrenza delle merci straniere, proteggere questa nuova classe dalla conflittualità sociale, promuovere l’acquisizione di nuovi mercati esteri.
L’uomo che espresse politicamente questo nuovo blocco sociale fu Francesco Crispi (1818-1901) che era il leader politico di pochi gruppi di imprenditori meridionali: Florio, Orlando, Borbonato, Woodhouse.

Governo di Francesco Crispi: riassunto


GOVERNO DI FRANCESCO CRISPI

Le proteste dei lavoratori e la politica autoritaria di Crispi
Giunto a capo del governo nel 1887 Crispi avviò una politica autoritaria:
Accentrò su di se quasi tutti i poteri: oltre alla presidenza del consiglio infatti tenne anche il ministero degli Interni e quello degli Esteri.
Represse con gran fermezza ogni movimento popolare che potesse minacciare l’equilibrio sociale. Dal 1893 in Sicilia i primi gruppi di operai urbani organizzati in Fasci di ispirazione socialista iniziarono a organizzare una serie di tumulti e lotte.
In particolare in Sicilia represse con la forza  questi movimenti: proclamò lo stato d’assedio e nel 1894 sciolse i Fasci e ne arrestò i capi.

Nel 1893 inasprì la legislazione contro le organizzazioni operaie compreso il partito socialista (fondato a Genova nel 1892 da Filippo Turati, Andrea Costa, Leonida Bissolati e Camillo Trampolini).

Politica di Crispi: riassunto


POLITICA DI CRISPI

Inasprì il controllo sull’ordine pubblico con l’utilizzo dei prefetti
Nel 1894 promulgò le cosiddette leggi antianarchiche
L’ingresso dei cattolici nella vita politica e sociale
La politica repressiva di Crispi colpì non solo il movimento socialista ma anche quello cattolico: nel decennio crispino infatti si assistette al lento ingresso dei cattolici nella vita politica e sociale italiana.
Il divieto papale non expedit impediva ai cattolici di partecipare alla vita politica e l’azione dei fedeli si sviluppò prevalentemente in campo sociale (questione sociale, conflitto di classe, miseria del proletariato)
Ma nel 1891papa Leone XIII nella sua enciclica Rerum Novarum fece capire che il movimento cattolico aveva sviluppato un proprio coerente pensiero capace di confrontarsi con quello socialista.
In essa si parlava di una più equa distribuzione della ricchezza e della legittimità per i lavoratori di riunirsi e organizzare sindacati.
Dopo l’atteggiamento del papa si moltiplicarono gli organismi sindacali tra i ceti poveri (che si basavano sulla struttura capillare delle parrocchie e sul prestigio del basso clero sulle masse) tanto da poter rivaleggiare coi sindacati socialisti.
Solo nel 1900 i cattolici avvertirono l’esigenza  di fondare un loro partito che li rappresentasse nel sistema politico italiano.
Una nuova fase della politica coloniale.

Crispi e Giolitti: riassunto


CRISPI SINISTRA STORICA

Crispi adotto inoltre una politica espansionistica aggressiva: c’era bisogno di nuovi mercati e di nuove fonti di approvvigionamento di materie prime.
Egli non fece altro che continuare la politica di Depretis: intensificò il rapporto con la Germania di Bismarck; riprese l’espansione in Abissinia.
Tuttavia su questo fronte ci furono risultati disastrosi: fu sconfitto ad Amba Alagi (1895), a Macallè (1896) e ad Adua (1896)
Di conseguenza finì la seconda fase della politica coloniale italiana e Crispi fu costretto alle dimissioni.
La fine della stagione Crispina coincise con l’apertura di una gravissima crisi politica che toccò l’apice con l’uccisione del re Umberto I da parte di Gaetano Bresci nel Luglio del 1900.
2. La crisi di fine secolo
La crisi economica e il fallimento degli istituti bancari
La crisi politica fu accentuate per il fatto che si svolse in un periodo di crisi economica
La produzione cominciò a decrescere, gli investimenti a contrarsi, le esportazioni a ridursi.