Diocleziano e Costantino: riassunto

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La storia da Diocleziano a Costantino e le riforme di Diocleziano (7 pagine formato doc)

DIOCLEZIANO E COSTANTINO RIASSUNTO

Diocleziano divenne imperatore nel 284 d.C.

dopo i 50 anni del periodo di anarchia.

Egli riuscì a ripristinare l’ordine nell’impero ed a difenderne i confini attraverso una serie di riforme che rinnovarono lo stato romano.
Rafforzamento del potere dell'impereatore. Per la stabilità dello stato, Diocleziano capì che l’imperatore  non poteva essere ostaggio degli eserciti, come era stato nei decenni precedenti, rafforzò quindi il potere imperiale facendo diventare la corte dell’imperatore il centro di ogni decisione.L’imperatore, nella sua qualità di dominus (signore) dell’impero, promulgava le leggi e gli editti senza rendere conto a nessuno, disponeva di un suo esercito e di funzionari fidati che dipendevano direttamente da lui.
La riforma dell'esercito.
Per evitare ribellioni militari Diocleziano riformò l’esercito. Diminuì il numero dei soldati assegnati ad ogni legione  per limitare il potere dei comandanti ed aumentò il numero delle legioni.
Inoltre divise l’esercito in 2 parti:
- le truppe di frontiera – i limitanei – che risiedevano oltre il limes e difendevano i confini
- le truppe di combattimento – comitatus – che, sotto il diretto controllo dell’imperatore, erano stanziate nelle retrovie, pronte ad intervenire  ogni volta che si rendesse necessario.
Con questo sistema l’esercito, composto da oltre 600.000 uomini, divenne più efficiente ma furono necessarie molte più risorse finanziarie per il suo mantenimento tenuto conto che tutti i componenti dell’esercito erano economicamente non produttivi.

Riassunto breve su Diocleziano

DA DIOCLEZIANO A COSTANTINO RIASSUNTO

La tetrarchia. Con la riforma del potere imperiale, l’impero venne ripartito in 12 diocesi che raggruppavano più provincie, in questo modo l’Italia perse ogni privilegio e divenne pari alle altri parti dell’impero.
Le 12 diocesi vennero raggruppate in 4 regioni  più ampie, ognuno governata da un personaggio di dignità imperiale.
Diocleziano infatti, resosi conto dell’impossibilità di difendere da solo i confini di un impero così vasto, divise il potere con altre 3 persone di sua fiducia dando vita ad un nuovo tipo di governo chiamato tetrarchia, cioè governo dei quattro.
Diocleziano assunse il titolo di augusto e scelse come collega Massimiano II.
I due augusti nominarono a loro volta 2 cesari, Galerio e Costanzo Cloro.
Ognuno dei 4 regnava su una parte dell’impero ma l’autorità suprema apparteneva a Diocleziano.
La successione al trono venne regolata nel seguente modo:
- in caso di morte o di abdicazione di un augusto, il rispettivo cesare diventava augusto  e nominava un nuovo cesare come proprio successore.
Per ragioni militari le 4 capitali furono poste nelle vicinanze dei confini:
-    Treviri, sul Reno
-    Milano
-    Sirmio, sul Danubio, nell’attuale Serbia
-    Nicomedia, sul mar di Marmara, dove risiedeva Diocleziano.
Roma a quel punto perse ogni importanza politica.

L'impero tra Diocleziano e Costantino: riassunto

DIOCLEZIANO RIASSUNTO BREVE

La riforma fiscale. Per far funzionare lo stato erano necessarie molte risorse finanziarie, per cui la riforma più importante di Diocleziano fu quella fiscale.
Sino a quel momento lo stato non aveva avuto dei bilanci regolari e le tasse variavano di anno in anno.
Accadeva quindi che alcuni imperatori, durante la loro amministrazione, accumulassero riserve di denaro e che gli imperatori successivi, es. Caligola o Commodo, la sperperassero completamente.
Lo stato secondo Diocleziano doveva quindi contare su risorse certe e programmate.
Per ogni provincia fu calcolata la quantità di terra coltivabile: ad ogni parte di terra chiamata iugum, doveva corrispondere un cittadino da tassare.
In città gli abitanti liberi detti “curiali” erano responsabili collettivamente del pagamento delle imposte calcolate dai funzionari dell’imperatore.

Le riforme di Diocleziano e la Tetrarchia: riassunto

RIASSUNTO DIOCLEZIANO IMPERATORE

Una struttura sociale rigida. Le riforme di Diocleziano tese a raggiungere l’obiettivo di avere redditi certi ogni anno, portarono ad una società imbalsamata. Per evitare la  diminuzione dei tributi fu infatti impedito ai contadini di abbandonare il proprio podere ed  agli artigiani di lasciare la propria città.
Fu vietato, sia ai coloni che ai curiali, di cambiare residenza  e si fece in modo che alla morte di un contribuente ne subentrasse un altro con gli stessi doveri fiscali, generalmente il figlio.
Questo ebbe come conseguenza che le professioni divennero ereditarie, il figlio di un soldato doveva fare il soldato, il figlio di un contadino il contadino.
Tale situazione causò il malcontento generale infatti i privilegiati erano sempre solo una ristretta minoranza: i grandi proprietari terrieri, i funzionari della corte imperiale ed i comandanti militari.