Fascismo, Nazismo e Seconda guerra mondiale

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Riassunto dettagliato sul Fascismo, Nazismo e Seconda guerra mondiale (16 pagine formato doc)

FASCISMO NAZISMO E SECONDA GUERRA MONDIALE

L’Italia tra le due guerre: il fascismo. 1.

La crisi del dopoguerra. La difficile trattativa di Versailles. Il 18 gennaio 1919 a Versailles c’è la conferenza di pace tra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale.
Secondo il Patto di Londra l’Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia, lasciando la città di Fiume agli austro-ungarici. Il nuovo Stato Iugoslavo però rivendicò la regione dalmata in nome del principio di nazionalità.
La delegazione italiana guidata da Vittorio Emanuele Orlando e Sidney Sonnino mantenne un atteggiamento incerto e ambiguo.
Il governo italiano pretese il rispetto del Patto di Londra, ma contemporaneamente proprio in base al principio di nazionalità cercò di ottenere anche l’annessione di Fiume.
Gli alleati contrastarono queste prese di posizione, specie il presidente americano Wilson, il quale pubblicò un appello rivolto direttamente agli italiani per sostenere la soluzione proposta dagli Americani (favorevoli alla formazione del nuovo Stato iugoslavo), minacciando altrimenti di far cadere il Patto di Londra.

La Germania nella Seconda guerra mondiale: riassunto

PRIMA GUERRA MONDIALE

Il 29 maggio, nonostante numerose manifestazioni di piazza e un’accesa campagna di stampa sulla “vittoria mutilata”, l’Italia, che precedentemente aveva lasciato la riunione per protestare contro Wilson, fu costretta a tornarci per negoziare, in modo da non rischiare di perdere anche quel poco che le spettava.

L’OCCUPAZIONE DELLA CITTA’ DI FIUME
Il governo Orlando, logorato dalle trattative, si dimise a metà giugno e fu eletto presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti, economista di orientamento liberale democratico, che si trovò subito ad affrontare il malcontento dell’opinione pubblica borghese, caratterizzato da frequenti manifestazioni dei nazionalisti e dagli atteggiamenti provocatori di Gabriele D’Annunzio.
Il governo fu accusato di incapacità nel tutelare gli interessi nazionali. Inoltre, il governo fece assai poco per sedare la ribellione creata da D’Annunzio, il quale occupò la città di Fiume nel settembre 1919.
A causa delle incertezze di Nitti, nel 1920 tornò al governo Giolitti il quale, il 12 novembre 1920, firmò il Trattato di Rapallo. Questo prevedeva che la Iugoslavia avrebbe ottenuto la Dalmazia eccetto la città di Zara, mentre all’Italia sarebbe stata assegnata l’Istria.
Fiume divenne Stato libero e indipendente, tutelato dalla Società delle Nazioni.

Il regime nazista: riassunto

LA GERMANIA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

La crisi economica. Le conseguenze sociali ed economiche furono particolarmente pesanti per uno Stato giovane e fragile come quello italiano:
- 615000 caduti e 450000 invalidi,
- Il debito pubblico passò da 14 miliardi di lire del 1910 ai circa 95 miliardi del 1920,
- Svalutazione della lira e inflazione galoppante.
Le prime vittime furono la struttura portante dello Stato italiano, ossia la piccola e media borghesia e i piccoli proprietari terrieri: la crescita del carico fiscale l’inflazione penalizzò soprattutto chi percepiva redditi fissi.
Tra il 1914 e il 1919 la lira perse quasi il 40% del suo valore e il costo della vita aumentò di tre volte.
Inoltre si creò una frattura tra chi riuscì a difendere in parte i salari grazie alle lotte sindacali e chi vide progressivamente ridursi il potere d’acquisto dello stipendio.

La Prima guerra mondiale: riassunto

IL REGIME NAZISTA RIASSUNTO

LE ATTESE DEI CONTADINI
Nel 1914 l’Italia era ancora un paese prevalentemente agricolo: il 55% della popolazione lavorava la terra. Ma i 9/10 dei proprietari possedevano soltanto un ettaro di terreno, estensione troppo piccola anche per un’agricoltura di sussistenza. Molti piccoli proprietari erano quindi erano costretti ad affittare i fondi dai medi e grandi proprietari, oppure a lavorare come braccianti. Quest’attività era molto faticosa, mal retribuita e caratterizzata da una continua precarietà.
Diffusa era perciò una gran fame di terra da coltivare, soprattutto da parte di chi, tornato a casa, aveva trovato i propri terreni ormai improduttivi perché trascurati a causa della lunga assenza.