La fine del mondo antico: riassunto

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La fine del mondo antico: Diocleziano, Costantino, Teodosio e dissoluzione dell'Impero d'Occidente (3 pagine formato doc)

LA FINE DEL MONDO ANTICO: RIASSUNTO

La fine del mondo antico: Tra il III e il IV secolo d.C.

si apre una fase storica che si suole dire “epoca tardo antica”. La fine di questo periodo viene posta nel 476 d.C., quando Odoacre depose l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo. Si verificarono profondi mutamenti demografici (insediamento dei popoli germanici), economici (crisi del commercio internazionale), religiosi (affermazione del cristianesimo), sociali (crisi demografica), politici (scomparsa dell’impero romano).

La scelta del 476 d.C. come data della fine del mondo antico ha un valore simbolico: la storia, infatti, non procede per cesure nette.
Per gli antichi le date significative erano altre, per esempio, il saccheggio di Roma per opera dei goti nel 410 d.C., sintomo che la pax romana apparteneva ormai al passato.

Nel corso del IV secolo d.C. il cristianesimo accettò di incorporare nel suo sistema culturale l’eredità classica, greca e latina.

IL TARDO ANTICO: RIASSUNTO

Diocleziano: Nel 284 d.C. il potere era passato nelle mani di Diocleziano, un soldato dalmata che era riuscito a ripristinare l’ordine dell’impero e a difenderne efficacemente i confini. Diocleziano comprese che per sopravvivere, l’impero avrebbe dovuto fondarsi su una nuova struttura militare, un’organizzazione amministrativa, una gestione del potere del tutto nuove.

Diocleziano riordinò anzitutto l’esercito. Il numero dei soldati assegnati a ogni legione fu diminuito e venne aumentato il numero di legioni. L’esercito fu diviso in 2 parti: le truppe di frontiera (limitanei) che avevano il compito di pattugliare i confini, e le truppe da combattimento (comitatus) pronte ad accorrere dove fosse necessario. Questo sistema restituì efficienza all’esercito, ma comportò un gravame enorme per le finanze dello stato.

Tutto il territorio dell’impero venne ripartito in 12 “diocesi” che raggruppavano più province.
Le varie diocesi furono a loro volta raggruppate in 4 regioni. Diocleziano spartì il potere con altre 3 persone di sua fiducia, così il governo fu chiamato tetrarchia.
Diocleziano assunse il titolo di “augusto” e si scelse come collega un valente generale, Massimiano. I due augusti nominarono a loro volta due “cesari”, Galerio e Costanzo Cloro.
Questo sistema fu progettato anche per regolare la successione al trono.

La riforma fondamentale di D. fu quella fiscale. Fu calcolata per ogni provincia la quantità di terra coltivabile: a ogni estensione di terra doveva corrispondere un cittadino da tassare.
La conseguenza fu che le professioni divennero ereditarie. La società che ne risultò era estremamente rigida: ogni gruppo sociale formava un compartimento stagno.

La crisi del III secolo e Diocleziano: riassunto

CADUTA DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE E REGNI BARBARICI

Le tasse erano opprimenti, gli stimoli a migliorare la produzione nulli. L’inflazione continuò a crescere al punto che nel 301 d.C. D. decise di imporre un prezzo massimo. Sostituì un sistema privo di regole a un’economia pianificata dal potere politico, cercando di condizionare l’attività produttiva e di fissare per legge i prezzi delle merci.