L'Italia crispina e la svolta giolittiana

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Riassunti di storia (2 pagine formato doc)

L’ITALIA CRISPINA E LA SVOLTA GIOLITTIANA
Francesco Crispi, siciliano, ex mazziniano ed ex garibaldino, era il leader politico dei pochi gruppi di imprenditori meridionali.
Egli fu esponente del nuovo blocco sociale i cui interessi presupponevano uno stato forte, capace di difendere il mercato interno dalla concorrenza delle merci straniere, di fronteggiare la crescente conflittualità sociale e di acquisire nuovi mercati esteri. 
 
 
Crispi avviò una politica autoritaria accentrando su di sé quasi tutti i poteri e reprimendo ogni movimento popolare. La politica repressiva colpì anche il movimento sociale cattolico, che si accingeva a far ingresso nella vita politica e sociale della nazione appoggiando le classi povere e svantaggiato e illustrando l’esigenza di una più equa distribuzione della ricchezza, la legittimità per i lavoratori di riunirsi e di organizzare sindacati. 
 
 
In politica estera Crispi ereditò le scelte del governo precedente e non fece altro che accentuare gli orientamenti già definiti delle classi dirigenti.
Riprese l’espansione coloniale in Abissinia ottenendo però tragici risultati che generarono una gravissima crisi politica che culminò con l’uccisione del re Umberto I, il 29 luglio 1900.