La liberazione del Veneto

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La liberazione del Veneto, la presa di Roma e la crisi della Destra storica. La terza guerra d’indipendenza, la battaglia di Mentana... (5 pagine formato doc)

Storia Storia V anno La liberazione del Veneto, la presa di Roma e la crisi della Destra storica La guerra tra Prussia e Austria nel 1866 fu l'occasione che permise al governo italiano di giungere all'acquisizione del Veneto; così come la guerra franco-prussiana del '70 fu l'occasione propizia per l'acquisizione di Roma e per il compimento delle aspirazioni risorgimentali.
Fu la destra storica, seguendo la strategia politica cavouriana a condurre a compimento il grande disegno di unificazione territoriale, politica ed amministrativa della penisola, ma poco dopo si trovò esaurita e in un certo modo superata dalle nuove ed incombenti realtà storiche, dai nuovi problemi insorgenti e dovette cedere il passo agli uomini della sinistra. La terza guerra d'indipendenza, combattuta a fianco della Prussica bismarkiana, fu voluta dal ministero Lamarmora, benché l'Austria avesse offerto di cedere all'Italia il veneto in cambio della neutralità.
Lamarmora e il suo governo erano convinti che una prova bellica potesse rinsaldare la compagine del giovane stato, dimostrare la sua solidità e permettere di acquistare,oltre al Veneto, anche il Trentino. Ma le cose andarono diversamente: gli eserciti, mal comandati da Lamarmora incapparono in una sconfitta a Custoza (24 giugno 1866). La stessa sorte toccò alla flotta italiana,comandata dall'ammiraglio Persano, nelle acque di Lissa (20 luglio 1866). L'unico a riportare significative vittorie fu Garibaldi, che al comando dei suoi cacciatori delle Alpi, sconfisse gli Austriaci a Bezzecca (21 luglio), aprendo la strada verso Trento. Per buona sorte degli Italiani, le folgoranti e decisive vittorie prussiane costrinsero gli Austriaci alla ritirata; essi, tuttavia, non riconoscendosi battuti sul fronte italiano, cedettero il Veneto alla Francia, perché lo concedessero all'Italia, e pretesero di conservare il territorio di Trento. La pace di Vienna del 1866 sanzionò questa soluzione. Quanto alle truppe garibaldine, esse erano state già fermate dall'ordine di ritirarsi dai territori conquistati nel Trentino: al quale ordine Garibaldi aveva risposto con il famoso telegramma di una sola parola “obbedisco”. Le sconfitte sul campo, ingigantite dalle polemiche, parvero il segno che lo stato unitario fosse poco vitale e soprattutto mal organizzato e mal guidato. Si levarono alte le voci degli oppositori della Destra: bisognava rivedere tutta l'organizzazione dello stato. Occorreva allargare la base elettorale, concedere un ampio decentramento amministrativo, restituire al parlamento le sue funzioni di direzione politica generale. Questi programmi di riforma trovarono naturalmente una vasta eco tra le forze della sinistra parlamentare. La situazione favorì un'energica ripresa del movimento mazziniano e del partito d'azione, mentre nel mezzogiorno scoppiarono nuovi moti e nuovi tumulti. Il ritorno di Rattazzi al potere (1867) sembrò aprire una certa possibilità d'azione per le forze democratiche, che insistevano perché