Napoleone III e l'unificazione della Germania: riassunto

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Breve riassunto di storia sull'impero di Napoleone III e sull'unificazione tedesca (2 pagine formato doc)

NAPOLEONE III: RIASSUNTO

Napoleone III.

1. La Francia di Napoleone III - Dopo le rivoluzioni del ’48, in Francia si affermò il governo autoritario del generale Cavaignac. La nuova costituzione concedeva amplissimi poteri al Presidente della repubblica, eletto a suffragio universale, al fine di dare stabilità al nuovo regime, ma limitando il suo mandato a soli 4 anni.
Nel dicembre del ’48 si tenne l’elezione del presidente della Repubblica: i candidati della sinistra radicale e di quella moderata ottennero pochi voti, mentre le preferenze maggiori le ottenne Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone I, che venne eletto grazie al voto ai conservatori. 5 anni dopo Napoleone, per trovare nuovi consensi fra i cattolici e i conservatori, inviò l’esercito per abbattere la nascente Repubblica romana e ripristinare il potere del papa. Napoleone III, inoltre, presentò al parlamento alcuni provvedimenti che tutelassero gli interessi dei ceti conservatori, come l’apertura di scuole private, la riduzione del suffragio verso coloro che avevano partecipato alle insurrezioni del ’48 e a quanti erano privi di una stabile residenza. Altri provvedimento ridussero anche la libertà di parola della stampa.

Le Rivoluzioni del 1848 in Italia e in Europa: riassunto

NAPOLEONE III IMPERATORE

2. Il Secondo Impero - Bonaparte venne, però, accusato di volersi creare un potere personale assoluto, così, quando nel 1851 egli presentò una proposta che avrebbe aumentato i poteri del Presidente rispetto a quelli dell’Assembleaù  legislativa, i monarchici e i repubblicani si unirono bloccando il progetto. A Bonaparte non rimase che la via del colpo di stato. Il 2 dicembre sciolse l’Assemblea, si fece attribuire i pieni poteri per 10 anni, e un plebiscito lo nominò imperatore di Francia, decretando la nascita del Secondo Impero. Napoleone concepiva il suo impero come un regime di pace, fondato sulla riconciliazione dei dissidi interni. Napoleone si servì dello strumento del plebiscito, fondando così una sorta di dittatura plebiscitaria. Le condizioni di vita della popolazione francesi migliorarono, anche grazie ad una favorevole congiuntura economica, dovuta alle iniziative dei banchieri che finanziavano opere pubbliche coi loro capitali. Questi investimenti favorirono la creazione di un’efficiente rete ferroviaria, il completamento del canale di Suez e grandi opere urbanistiche. Anche le imprese coloniali portarono concreti vantaggi alle banche e alle imprese. Se, però, queste iniziative avvantaggiavano la borghesia, allo stesso tempo peggioravano le condizioni di vita del proletariato, cosa che approfondì le differenze sociali interne.

POLITICA ESTERA DI NAPOLEONE III E FINE DEL SECONDO IMPERO

3. La politica estera di Napoleone III - La politica estera perseguita da Napoleone III era finalizzata a fare della Francia la potenza che era stata prima del Congresso di Vienna. Fu per questo fine che la Francia partecipò alla Guerra di Crimea: l’Austria entrò in conflitto con la Russia per la spartizione dell’Impero Ottomano. La Francia si erse a difensore delle nazionalità oppresse e impose al sultano di concedere l’autogoverno della Valacchia e della Moldavia. Successivamente Napoleone III appoggiò il Piemonte con gli accordi di Plombieres, per ridurre l’influenza austriaca in Italia e favorire quella francese, ma lo sviluppo di un nuovo Stato al confine non piacque all’opinione pubblica. Fallimentare fu anche l’avventura messicana di Napoleone III, per creare in America un proprio stato satellite. A tal scopo mise sul trono del Messico l’arciduca Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, ma Massimiliano non si dimostrò capace di governare e Napoleone decise di ritirare le proprie truppe. Nello stesso tempo gli Stati uniti appoggiarono i patrioti messicana nella guerriglia contro Massimiliano, che venne catturato e fucilato. Inoltre nella guerra del 1866, Napoleone III appoggiò la Prussia contro l’Austria, favorendo il rafforzamento della potenza prussiana, contro la quale si scontrerà nel 1870, fino alla sconfitta di Sedan.

4. La fine del Secondo Impero - Nel corso degli anni Settanta la Francia si era indebolita, la maggioranza cattolica aveva fatto venir meno il suo appoggio all’imperatore. Per cercare appoggi fra i liberali, Napoleone propose nuove riforme: legalizzò lo sciopero, ridusse i limiti alla libertà di stampa e concesse maggior potere alle camere. Tuttavia, dopo la sconfitta di Sedan, l’imperatore fu dichiarato decaduto e a Parigi si formò un governo di difesa nazionale, per difendere il Paese dalle truppe tedesche, ma di fronte alla superiorità numerica die prussiani, il governo dovette firmare il trattato di Francoforte, secondo il quale la Francia dovette cedere l’Alsazia e la Lorenza alla Germania e dovette subire la presenza nel suo territorio di truppe tedesche. Durante l’assedio di Parigi ad opera delle truppe tedesche, però, scoppiò un’insurrezione popolare contro il governo insediatosi a Versailles, accusata della rovina del Paese.

COMUNE DI PARIGI

5. La Comune di Parigi - Dopo il successo dell’insurrezione popolare venne eletto a suffragio universale un Consiglio generale della Comune, con l’intento di creare un governo diretto cittadino che potesse essere diffuso in tutta la Francia. La federazioni di tutte le Comuni avrebbe sostituito il potere accentratore e dispotico dei sovrani e avrebbe creato uno Stato basato sulla libertà e uguaglianza. Tuttavia la Comune di Parigi non trovò appoggi nella provincia rurale e conservatrice e, dopo due mesi, Parigi cadde nelle mani dell’esercito del governo di Versailles, che decretarono la fine della Comune.

NAPOLEONE III: SCONFITTA

6. L’unificazione della Germania. Le insurrezioni del ’48 avevano creato delle profonde spaccatura nel Reich tedesco: innanzitutto non si era potuto affermare il principio di sovranità popolare e si era rafforzata l’idea che l’egemonia austro-prussina fosse insostenibile. Da questa situazione seppe trarre vantaggio la monarchia prussiana, alla quale era stata concessa una costituzione che riconosceva la centralità del potere e la prevalenza, nel parlamento, dei grandi proprietari terrieri, gli Junker. Dopo il 1850 la Germania e la Prussia entrarono in una fase di piena industrializzazione, anche se tardiva rispetto agli altri stati Europei. In questo contesto la borghesia tedesca cominciarono a porsi l’obbiettivo dell’unificazione dello stato, anche a costo di accettare la guida della Prussia, del suo re Gugliamo I Hohenzollern e del suo cancelliere Bismark.