Rapporti tra cattolici e Chiesa durante il fascismo

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Note sintetiche di storia dalla fine del Partito Popolare Italiano ai Patti Lateranensi: i rapporti tra cattolici e chiesa durante il fascismo (2 pagine formato pdf)

RAPPORTI TRA CATTOLICI E CHIESA DURANTE IL FASCISMO.
I PATTI LATERANENSI

I rapporti tra cattolici e chiesa durante il fascismo. La fine del PPI. Attraverso “L’Osservatore romano”, il periodico del Vaticano, il clero spinse la maggioranza moderata del PPI ad aderire al governo fascista di Mussolini (1922) per condizionarlo. L’iniziativa è sostenuta  dalla destra “clerico-fascista”, ma contestata dalla sinistra, che difendeva i popolari.

Questa iniziativa, però, non piace a Mussolini, che costringe i ministri popolari a dimettersi, mentre riprendono le aggressioni delle squadracce nei confronti del PPI, dei sindacati bianchi (creati in contrapposizione al socialismo) e dei militanti. Quando poi don Sturzo (PPI) comincia ad avvicinarsi ai moderati del Partito socialista, il Vaticano si oppone e viene sostituito da De Gasperi. Durante il dibattito sulla legge Acerbo (che eliminava il meccanismo elettorale proporzionale e attribuiva i due terzi dei seggi alla lista che avesse riportato almeno il 25% dei voti, mentre l'altro terzo sarebbe stato ripartito proporzionalmente tra le altre liste di minoranza) e dopo l’uccisione del socialista Matteotti, nel Ppi aumentano le divisioni e don Sturzo viene invitato a lasciare l’Italia (ottobre 1924) per favorire il raggiungimento di un compromesso con Mussolini. D’altronde, Mussolini aveva cercato di attirare le simpatie della Chiesa e di Pio XI, che riteneva il fascismo una difesa dei valori cristiani, anche attraverso atti concreti (assegnazione di fondi; aumento dello stipendio al clero; salvataggio di banche cattoliche, come il Banco di Roma; riforma della scuola (G. Gentile, 1923); riconoscimento della religione cattolica come  fondamento dell’educazione scolastica; dell’università cattolica di Milano e delle feste religiose; introduzione del crocifisso in scuole e ospedali). Come le altre organizzazioni anti-fasciste, il PPI, tra il 1925 e il 1926, con la chiusura del periodico “Il Popolo” e l’espulsione dei popolari dal parlamento, viene sciolto. Un’eccezione fu l’Azione cattolica, che, a differenza delle altre associazioni giovanili, non passa sotto il controllo dell’Opera nazionale balilla e viene tollerata dal fascismo, a patto che si estraniasse da ogni iniziativa politica, ma divenendo punto di riferimento per gli ex-popolari e le nuove generazioni di cattolici. 

PATTI LATERANENSI: RIASSUNTO

I Patti Lateranensi.  Anche se i dirigenti del PPI in esilio criticavano le scelte della Chiesa, Mussolini aveva trattato segretamente con il papa per chiudere la “questione romana” e nel febbraio 1929 vennero approvati, nella basilica di San Giovanni in Laterano, i Patti lateranensi, che segnavano la riconciliazione, dopo l’annessione di Roma del 1870, tra Stato e Chiesa. Abbandonato Mussolini l’anticlericalismo, i Patti lateranensi, oltre a sancire la fine dello stato laico, caro ai liberali, comprendevano:
- un trattato, che riaffermava l’art. 1 dello Statuto Albertino, secondo cui la religione cattolica è la sola religione dello stato, e riconosceva come indipendente la Città del Vaticano, alla quale venne assegnata la proprietà di numerosi immobili romani; ? una convenzione finanziaria, che garantiva benefici finanziari (come l’esenzione doganale e daziale per le merci esportato o importate) ed offriva al Vaticano un risarcimento economico per la perdita dell’exstato pontificio; ? un Concordato, che prevedeva: l’esenzione dei religiosi dal servizio militare; la presenza nell’esercito di cappellani militari; l’obbligo della messa domenicale per le truppe; l’esclusione dagli uffici pubblici per chi rinunciava al sacerdozio, per i dissidenti religiosi e per gli ecclesiastici senza l’autorizzazione della curia; il riconoscimento dei giorni festivi sanciti dalla Chiesa; agevolazioni fiscali per l’istruzione o l’assistenza; l’eliminazione dell’intervento statale nella gestione dei beni ecclesiastici; gli effetti civili del matrimonio religioso; l’insegnamento della religione cattolica.

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