Riassunto dell'età giolittiana, la Grande Guerra e la Rivoluzione Russa

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Riassunto dell'età giolittiana, prima guerra mondiale e rivoluzione russa. (3 pagine formato doc)

Riassunto dell'età giolittiana, la Grande Guerra e la Rivoluzione Russa - IL CASO ITALIANO – UN LIBERALISMO INCOMPIUTO
Dopo l’uccisione da parte di Gaetano Bresci ai danni di Umberto I, il trono passò a Vittorio Emanuele III, che fu re d’Italia dal 1900 al 1945.
L’Italia d’inizio novecento era in pieno decollo industriale soprattutto nel campo meccanico e ferroviario.  Su come cambiare la situazione italiana, le posizioni erano diverse. Una tendenza di liberalismo conservatore, rappresentata da Sonnino, riteneva di dover rafforzare il potere esecutivo per neutralizzare i rossi e i neri, socialisti e clericali. Opinione diversa aveva Giolitti, primo ministro piemontese scelto da Vittorio Emanuele III. 

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Egli aveva un orientamento liberal-democratico e voleva raggiungere un accordo con i socialisti e i cattolici.
I punti principali del suo programma politico furono lo sviluppo economico e la libertà politica, considerate necessarie per assicurare stabilità al paese.  Mantenne il governo in una posizione neutrale poiché giudicava che il movimento sindacale avesse soltanto fini economici. Questo suo atteggiamento rafforzò il movimento rivoluzionario, aumentarono quindi gli scioperi, e nacque la confederazione generale del lavoro (Cgl), un’organizzazione sindacale nazionale che riuniva le diverse categorie.
                                 
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Riformismo Giolittiano. È in epoca giolittiana che aumentano i diritti e le tutele dei lavoratori, delle donne e migliora l'assistenza. Le riforme di Giolitti ebbero molto successo (statalizzazione delle ferrovie, riforma scolastica, creazione dell’Ina come unico ente nazionale per le assicurazioni sulla vita). Nella sua politica però, non furono considerati due problemi fondamentali per lo sviluppo italiano: la riforma tributaria e la questione meridionale. Gli interventi di Giolitti a favore del mezzogiorno furono veramente pochi e spesso inutili. Infatti nell'età di Giolitti la questione meridionale si aggravò ulteriormente, in quanto il suo ideale di progresso si basava su miglioramenti del settore industriale del Nord, escludendo quindi il meridione.   
                                                                                                                             Giolitti e i socialisti. Il progetto di Giolitti di rafforzare il governo mediante l'accordo con i radicali e i socialisti fallì, in quanto egli riuscì ad avere una maggioranza parlamentare radicale, ma i socialisti non divennero mai una forza di governo. Nel settembre del 1904 fu proclamato uno sciopero generale nazionale, il primo della storia italiana. Paralizzò il paese, ma non ottenne risultati concreti e segno l'inizio del declino del sindacalismo rivoluzionario e sfumò anche la speranza di un possibile accordo tra Giolitti e i socialisti.              

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Giolitti e i cattolici. Dopo la presa di Roma (1870), l'estraneità dei cattolici alla vita politica del paese si stava lentamente attenuando. I cattolici si unirono in organizzazioni, importanti sono le "leghe bianche" (organizzazioni sindacali cattoliche). Giolitti attenuò la netta distinzione fra Stato e chiesa, soprattutto in base al fatto che egli vedeva i cattolici come possibili alleati per contrapporsi alla sinistra. Nacquero così degli accordi tra Giolitti e i cattolici. Fecero un patto chiamato patto Gentiloni con il quale i cattolici avrebbero appoggiato i liberali a patto che loro non avrebbero ostacolato l’istruzione privata e della religione nelle scuole pubbliche.

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