Il riformismo liberale di Giolitti

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Due strategie per l’Italia liberale: Sonnino e Giolitti - Il riformismo giolittiano: successi e limiti - I socialisti e Giolitti - L’impegno sociale dei cattolici - La diffusione del nazionalismo - La guerra di Libia e le sue conseguenze (4 pagine formato doc)

IL RIFORMISMO LIBERALE DI GIOLITTI


Due strategie per l'Italia liberale: Sonnino e Giolitti


Governare un paese che stava conoscendo un accelerato sviluppo economico e una crescente mobilitazione delle classi popolari divise la classe dirigente liberale nei due poli simboleggiati da Sonnino e Giolitti.

Entrambi sostenevano che bisognasse operare per rafforzare la centralità del partito liberale.
Ciò che li divideva era la strategia da seguire per raggiungere tale obiettivo

  • Il problema per Sonnino (di convinzioni liberaliste-conservatrici) stava nelle divisioni interne tra liberali e la presenza di opposti estremisti opposti allo stato (socialisti e clericali). Egli voleva creare un forte partito liberale di orientamento conservatore (secondo il modello prussiano) per rafforzare il potere esecutivo , rappresentato dalla monarchia e da un governo che non doveva più rispondere al parlamento ma al sovrano , secondo quanto previsto dallo statuto Albertino.
  • Giolitti opponeva l idea di un liberalismo riformista capace di conciliare sviluppo economico e libertà politica per assicurare stabilità al paese.
    Giolitti riteneva che si dovesse riaffermare la centralità del parlamento (secondo il modello inglese e francese) : la maggioranza parlamentare doveva restare saldamente in mano ai liberali. Erano necessari una politica di riforme e un atteggiamento di accordo con le rappresentanze sindacali e politiche del movimento operaio. I socialisti diedero a più riprese il loro appoggio alla linea giolittiana , a cominciare dalla fiducia votata nel 1901 al governo Zanardelli


Conflitto sociale e neutralità dello stato

In questo governo (1901-1903) Giolitti fu ministro dell'interno , mantenendo il governo in posizione di neutralità di fronte ai conflitti sindacali. Egli riteneva che assumere un atteggiamento ottusamente repressivo da parte del governo verso il movimento sindacale non avrebbe fatto altro che conferire significato politico alla lotta sindacale , mettendo in reale pericolo lo stato. Quest' atteggiamento ebbe l'effetto immediato di rafforzare il movimento sindacale : gli scioperanti crebbero in numero ed estensione ; le camere del lavoro (organismi territoriale che raggruppavano diversi sindacati di categoria arrivarono ad oltre 270.000 iscritti. Giolitti mantenne questa politica, pur consapevole del fatto che essa avrebbe provocato una redistribuzione del reddito dai profitti ai salari : egli giudicava positivo questo risultato sia in termini politici che economici, perché un maggiore benessere della classi lavoratrici avrebbe comportato un allargamento del mercato interno e dei consumi , qundi più consenso sociale.