Rivoluzioni russe del 1905 e 1917

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Riassunto delle rivoluzioni russe del 1905 e del 1917 (10 pagine formato doc)

3.
La Russia e la rivoluzione dei 1905
Autocrazia e sviluppo industriale Fra le grandi potenze europee la Russia era la sola che, alla fine dell'800, si reggesse ancora su un sistema autocratico. Sotto i successori di Alessandro II (Alessandro III e Nicola II) ogni tentativo di «occidentalizzazione» delle istituzioni fu accantonato. Ma, mentre restava immobile o procedeva a ritroso sul piano delle strutture politiche, la Russia compiva il suo primo tentativo di decollo industriale. Cominciata all'inizio degli anni '90 sotto lo stimolo delle grandi costruzioni ferroviarie e affidata all'iniziativa dello Stato e del capitale straniero (soprattutto francese) più che all'autonoma crescita di una borghesia imprenditoriale, l'industrializzazione risultò fortemente concentrata sia per la dislocazione geografica sia per le dimensioni delle imprese.


Pertanto anche la classe operaia si concentrò in poche zone - la capitale Pietroburgo, la zona di Mosca, i distretti minerari degli Urali, la regione petrolifera di Baku sul Mar Caspio - e rimase isolata in un contesto sociale ancora dominato dall'agricoltura.
Il decollo industriale di fine secolo, dunque, non cambiò i tratti fondamentali della società, né elevò in misura significativa il tenore di vita di una popolazione che cresceva con un ritmo fra i più rapidi del mondo. Tanto più che l'agricoltura versava ancora in uno stato di arretratezza e soffriva di una sovrab-bondanza di manodopera.
I gruppi rivoluzionari In queste condizioni era naturale che la tensione politica crescesse e che le manifestazioni di malcontento si moltiplicassero.
Alla timida opposizione liberale, alle ricorrenti agitazioni nelle campagne, all’inasprimento degli atti terroristici si aggiunsero gli scioperi sempre più frequenti, benché proibiti, dei lavoratori dell'industria e si accentuò la penetrazione delle correnti rivoluzionarie fra i ceti popolari.


Mentre la classe operaia subiva l'influenza del Partito socialdemocratico, che era stato fondato nel 1898 da Georgij Plechanov e faceva assegnamento solo sulla crescita del proletariato industriale, fra i contadini riscuoteva qualche successo la propaganda del Partito socialista rivoluzionario, nato nel 1900 dalla confluenza di gruppi anarchici e populisti, dai quali riprendeva il progetto di un socialismo agrario legato alle tradizioni russe. Priva di canali legali attraverso cui esprimersi, la protesta politica e sociale finì col coagularsi in un moto rivoluzionario.