Il romanticismo e la politica

Appunto inviato da nico711
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Riassunto sulla situazione ottocentesca europea (2 pagine formato doc)

La rivoluzione francese e la fase napoleonica, nonostante i gravi danni e le ingenti stragi, lasciarono nella gente degli ideali quasi l’idea di nazione.
In particolare durante la grande rivoluzione, con l’affermazione della sovranità popolare, aveva diffuso la potenza della determinazione dei popoli nell’essere liberi come una nazione, appartenendo ad una patria da difendere; nel resto dell’Europa poi furono le lotte contro napoleone stesso che portarono alla nascita di tali sentimenti.


 L’esempio di tutto ciò è la Germania dove tali sentimenti nacquero grazie alla resistenza napoleonica e grazie al diffondersi di una nuova corrente culturale: il romanticismo.

 Tale corrente racchiudeva la grande importanza dell’individuo, delle sue passioni, insomma della sua vita interiore; perciò questa esaltazione evidenziò quel desiderio di libertà individuale che si tradusse con le rivendicazioni di identità e libertà nazionali. Queste aspirazioni di tipo politico, lontane dall’assolutismo e dal giacobinismo, si tradusse con il liberalismo, l’indipendenza nazionale.
Ma il movimento romantico non si diffuse allo stesso modo per tutti: vi era una corrente che invece si contrapponeva all’impegno sociale e desiderava un netto ritorno al passato, talvolta anche alle condizioni medioevali, dove la collaborazione tra stato e chiesa era vista come soluzione a tutte le rivoluzioni precedenti.


 In Italia, legata profondamente al classicismo, ci fu uno scontro tra chi sosteneva tale corrente e chi invece mirava al rinnovamento romantico; la soluzione fu “Il conciliatore”, una rivista redatta da personalità come Silvio Pellico. In ogni caso quello che fu il romanticismo italiano non coincide con quello europeo: in Italia tutt’oggi dicendo romantico, si intende liberale, perché nella nostra nazione la corrente aveva preso una piega poco mistica, dedita solo all’impegno politico, in particolare con il “cattolicesimo liberale” (Dio e libertà!, Alessandro Manzoni) e infine un’altra corrente quale il liberalismo democratico e antiborghese, di stampo prettamente giacobino, basato su un programma egualitario come quello di Buonarroti e Babeuf.