Il ventennio fascista

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Il primo dopoguerra italiano e l'avvento della dittatura fascista (2 pagine formato docx)

L’Italia, uscita vincitrice della guerra, subito dopo i primi momenti d’euforia, rimase in realtà delusa dai risultati del conflitto.
Infatti il 1919 fu un anno difficile che vide in atto diversi manifestazioni e scioperi da parte degli italiani che si rendevano conto della lente ripresa dell’Italia dopo il conflitto mondiale.


Vi fu un fermento anche politico: nacque il partito popolare italiano voluto da Luigi Sturzo, di ispirazione cattolica,e il 23 marzo del 19 nacquero per volere di Mussolini i Fasci di combattimento. Alle elezioni del 19 vinse il partito socialista e fu a capo del governo Francesco Nitti, il quale non appoggiato dalla sua maggioranza e avversato dalla sinistra, fu costretto a dimettersi.


Fu richiamato al governo Giolitti il quale era considerato l’unico a poter ristabilire l’equilibrio italiano.
Nei confronti degli scioperi, egli non ebbe reazioni repressive ma lasciò che questa manifestazioni si spegnessero pian piano. Sottoscrisse il trattato di Rapallo con la Jugoslavia, che assegnava all’Italia alcune città ma non Fiume dichiarata città libera (D’Annunzio nel settembre 1919 aveva occupato la cittadina).Si affermava nel frattempo sempre più l’ideologia fascista e quindi alle elezioni del 21 Giolitti inserì nella sua lista alcuni esponenti fascisti (liste del blocco nazionale).