Recensione de'Uno, nessuno e centomila' di Pirandello

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Una recensione breve del romanzo di Luigi Pirendello "uno, nessuno e centomila" (2 pagine formato doc)

Luigi pirandello Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila” Uno, nessuno e cento mila è l'ultimo dei capolavori pirandelliani.

Pubblicato nel 1926 è diventato senza alcun dubbio il vademecum del perfetto Italiano. Riflette in pieno il profilo psicologico ed i problemi esistenziali dell'italiano medio; noi infatti tante volte cerchiamo di nascondere noi stessi per evitare di affrontare una realtà che ci confonde ed illude, ma leggendo questo romanzo ognuno di noi è costretto a sentirsi chiamato in causa e mettere in discussione il proprio ruolo nella società . A primo acchito, il romanzo può sembrare ripetitivo e quindi un po' pesante, ma ogni punto su cui Pirandello ritorna, in realtà non è una mera ripetizione, ma è bensì un riaffrontare un aspetto aggiungendo degli elementi essenziali.
“Uno, nessuno e centomila” è una narrazione retrospettiva condotta da una prima persona che è nello stesso tempo voce narrante e protagonista della vicenda. Ora passiamo a quelli che sono i personaggi in generale: Vitangelo Moscarda, detto Gengè, protagonista, personaggio a tutto tondo la cui psicologia viene analizzata fin in fondo e costituisce la parte fondamentale del romanzo; la moglie Dida, personaggio piatto ma che in un certo senso dà il là alla storia; il padre ormai defunto del protagonista che non compare nella storia ma viene solo citato e descritto per spiegare le riflessioni del figlio; i due consiglieri di Moscarda, Stefano Firbo e Sebastiano Quantorzo che amministrano i suoi beni dopo la morte del padre; la signora Anna Rosa amica della moglie che ferisce Gengè; e le varie persone della città di “Richieri” che Vitangelo interroga per sapere come viene visto; le personalità e le psicologie di tutti i personaggi, a parte Moscarda, non sono analizzate in profondità ed inoltre non mutano con l'evolversi della storia per cui appaiono personaggi piatti e complementari al protagonista. La storia comincia quando Gengè un giorno, soffermandosi davanti allo specchio, scopre, sotto osservazione della moglie Dida, di avere il naso che gli “pende” da un lato. Il protagonista non si era mai accorto di questo banalissimo difetto estetico, ma questa così improvvisa e violenta scoperta apre in lui orizzonti inaspettati. Gengè si rende conto che chi lo circonda vede in lui una persona diversa da quella che egli crede di essere. Vitangelo piano piano si convince sempre di più della sua teoria, fino a sostenere che di Moscarda ne esistano tanti -“tutti più reali di me, che non avevo per me nessuna realtà” -. Quella che era una semplice preoccupazione ora diventa una sorta di paranoia che poi sfocerà in pazzia. La narrazione comincia a scorrere più lentamente, diventano più lunghi e ripetuti i discorsi in cui il protagonista solo davanti allo specchio ora si convince che esistono centomila sue persone, ora pensa che non ce ne sia nessuna; l'andamento stilistico nel romanzo appare involuto e franto organizza