Fontamara

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Analisi del romanzo di Ignazio Silone, con attenzione alle caratteristiche dei singoli personaggi (2 pagine formato doc)

Autore:Ignazio Silone (Pescina dei Marsi, Aquila,1 maggio 1900- Ginevra, 18 agosto 1978)

Altre opere:Uscita di sicurezza, Il seme sotto la neve, Una manciata di more, Il segreto di Luca, La volpe e le camelie, L'avventura di un povero cristiano, Der fascismus, La scuola dei dittatori, Vino e pane.
Nel 1981 esce a cura della moglie il romanzo Severina, che condensa i motivi fondamentali del lavoro letterario di Silone.

Prima edizione di Fontamara: Fontamara, Zurigo,1933 ( è pubblicato in lingua tedesca)

Casa editrice:Arnoldo Mondadori Editore;

Genere:romanzo storico.

Trama del libro:

Il racconto si svolge in un minuscolo paesino sull'Appennino abruzzese, a cui l'autore pone il nome di Fontamara. La gerarchia sociale del posto è la seguente, almeno nell'idea dei suoi abitanti: "In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo.
Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni.
[...] Le autorità si dividono tra il terzo e il quarto posto. Secondo la paga. "( fine cap.1) . In questa scala gerarchica per cafoni si intendono i braccianti, i manovali, gli artigiani poveri; i più benestanti tra di essi possiedono un mulo, o un minuscolo appezzamento di terreno poco produttivo. Sono spesso costretti a subire soprusi e ingiustizie da parte dei potenti, soprattutto dal principe di Torlonia, soprannominato Carlo Magna e da una figura da poco insediatasi in città: l'Impresario. Questi è un arrivista senza scrupoli, disposto a tutto pur di guadagnare il più possibile. Infatti mette in atto un losco raggiro a danno della frazione: manda un delegato a raccogliere le firme per una petizione che,ai poveri ed ignoranti Fontamaresi resta sconosciuta. Questo documento serve a far deviare il piccolo corso d'acqua che irrigava le misere terre del posto perché vada ad alimentare i nuovi campi che ha acquistati per un tozzo di pane. I paesani sono infuriati ma non possono nulla: non trovando l'appoggio di qualche uomo colto, l'ignoranza impedisce loro di ottenere giustizia, dato che le autorità del luogo sono già state corrotte dall'Impresario (che, per il potere che ha, ricorda molto don Rodrigo de "I promessi sposi", almeno dal punto di vista dei cafoni). Oltre a ciò si deve aggiungere che il delegato del podestà gli fa avere un rapporto negativo sul loro conto, in quanto, per difficoltà di comunicazione e scarsa volontà, da parte sua, di comprendere il punto di vista dei poveri, ritiene che questi ultimi siano dei sovversivi.