IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI

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Il libro è un’apparente raccolta di storie brevi, raccontate attraverso la simbologia dei tarocchi, incorniciate dalla vicenda personale del narratore... (1 pagine formato doc)

Recensione di Jacopo Gardenghi Recensione di Jacopo Gardenghi IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI Oscar Mondatori editore,The Estate of Calvino pp.112, E.
7,40 Il libro “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino è un'apparente raccolta di storie brevi, raccontate attraverso la simbologia dei tarocchi, incorniciate dalla vicenda personale del narratore, ma in realtà questa modalità strutturale è adottata dall'autore per accentuare stilisticamente il messaggio del libro e di Calvino stesso; un messaggio che porta ad una riflessione personale sulla vita e le sue mille sfumature e come queste possono facilmente mischiarsi creando il caos. E' stato pubblicato per la prima volta nel 1973 e, inizialmente, doveva essere diviso in tre romanzi brevi: “Il castello dei destini incrociati”, ”La taverna dei destini incrociati” e ”Il motel dei destini incrociati”; tutti trattanti lo stesso tema ma con diverse ambientazioni e modalità espressive, ed è per questo motivo che l'autore arrivato al secondo ha deciso di fermarsi.
Il libro si apre con il racconto del narratore, che è anche il protagonista(il libro è scritto in prima persona): egli si trova in un bosco dall'atmosfera magica ed indefinita all'interno del quale si trova un castello dove si ferma per riposare, questo non è descritto dettagliatamente; viene solo sottolineata la sua decadente sfarzosità. Al suo interno il protagonista si accorge di aver perso l'uso della parola e incontra una moltitudine di persone, da prodi cavalieri e nobili signori a viandanti scapestrati nelle sue stesse condizioni. Tutti assieme si siedono a tavola e dopo aver consumato la cena il castellano mette a disposizione dei commensali un mazzo di tarocchi con i quali esprimersi e raccontare le proprie storie; da questo momento la narrazione verte sull'interpretazione che il protagonista cerca di dare a queste. Nella seconda parte del libro il narratore si trova in una taverna, infatti cambiano sia il registro espressivo che diventa più colloquiale sia lo stile, che è più disordinato e meno comprensibile; cambia anche il mazzo di tarocchi, di cui le illustrazioni sono meno accurate. Questa distinzione tra i due romanzi non è molto rilevante poiché in entrambi la narrazione esprime lo stesso concetto: il significato di ogni singola carta dipende dal posto che essa ha nella successione di carte che la precedono e la seguono, perciò ognuna può avere innumerevoli interpretazioni per la molteplicità delle combinazioni possibili e per la rosa di soluzioni narrative che si offrono al narratore. La tavola su cui le carte vengono disposte diventa simbolo dell'ordine caotico del mondo reale. S'intrecciano storie di potenti re (Edipo), di prodi cavalieri (Orlando, Astolfo), di bellissime donne (Elena di Troia) e di personaggi senza nome, le quali compongono un quadrato ordinato ma allo stesso tempo quasi incomprensibile destinato a essere distrutto per creare nuove storie. Qui il s