Il sergente nella neve: scheda libro

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Scheda libro Il sergente nella neve: con biografia dell'autore Stern e analisi del testo e riassunto del romanzo (8 pagine formato doc)

IL SERGENTE NELLA NEVE SCHEDA LIBRO

Comprensione e analisi dell'opera. 
1) L’autore di questo libro è Mario Rigoni Stern.
2) Il titolo dell’opera è “Il sergente nella neve”.
3) È un testo autobiografico.
4) Mario Rigoni Stern è uno scrittore italiano contemporaneo nato ad Asiago (Vicenza) nel 1921.

Nel 1938 si arruola volontario nella scuola militare di alpinismo di Aosta e durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla ritirata di Russia.
Da questa esperienza scaturisce nel 1953 il suo esordio letterario, Il sergente nella neve. Nel 1973 Mario Rigoni Stern rivisita il sogno di pace narrato nel suo primo libro, raccontandone il seguito in Ritorno sul Don. Hanno un fondamento documentario anche i romanzi La guerra della naia alpina (1967), Quota Albania (1967), Storia di Tönle (1978, premio Campiello), L'anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986). Nel 1962 Rigoni Stern scrive i racconti di Il bosco degli urogalli.

Il sergente nella neve: recensione

SCHEDA DI LETTURA DEL LIBRO IL SERGENTE NELLA NEVE

Con Uomini, boschi e api (1980), Il libro degli animali (1980) e Arboreto selvatico (1991) ha concentrato la sua attenzione sul mondo della natura. Del 1995 è il romanzo Le stagioni di Giacomo, al quale sono seguiti i libri Sentieri sotto la neve (1998) e Inverni lontani (1999).

5) Questo libro consiste in un’esperienza che ha segnato la vita dell’autore. Mario Rigoni Stern racconta la ritirata di Russia vissuta da lui stesso. Nel libro si possono trovare riflessioni sulla guerra fatte da Rigoni e da esse possiamo capire molto sui suoi pensieri e sulle sue idee.
“Pensavo a tante cose, rivivevo infinite cose e mi è caro il ricordo di quelle ore. C’era la guerra, proprio la guerra più vera dove ero io, ma io non vivevo la guerra, vivevo intensamente cose che sognavo, che ricordavo e che erano più vere della guerra. Il fiume era gelato, le stelle erano fredde, la neve era vetro che si rompeva sotto le scarpe, la morte fredda e verde aspettava sul fiume, ma io avevo dentro di me un calore che scioglieva tutte queste cose.”
“Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio. Buio come una notte di tempesta su un oceano di pece.”
“La tormenta è cessata, però tutto è grigio: la neve, le isbe, noi, i muli, il cielo, il fumo che esce dai camini, gli occhi dei muli e i nostri. Tutto di uno stesso colore. E gli occhi non vogliono più stare aperti, la gola è piena di sassi che vi ballano dentro. Siamo senza gambe, senza braccia, senza testa, siamo solo stanchezza e sonno, e gola piena di sassi.”

Il sergente nella neve: trama e analisi

IL SERGENTE NELLA NEVE RIASSUNTO CAPITOLI

“Ogni tanto sentivamo scoppi e rumore di motori ma pareva che di là dal chiarore rossastro degli incendi non vi fosse più nulla. Il mondo finiva là.”
“Prigionieri si è, penso e dico, quando un soldato russo ti fa camminare dove vuole puntandoti un fucile, ma non come ora.”
“Chissà cosa ti attenderà domani. Domani!”
“Pareva che non ci fosse la guerra laggiù; erano fuori del tempo e fuori del mondo, tutto era come mille anni fa e come forse tra mille anni ancora. Lì aggiustavano gli aratri e le cinghie dei cavalli; i vecchi fumavano, le donne filavano la canapa. Non ci poteva essere la guerra sotto quel cielo viola e quelle betulle bianche, in quelle isbe lontane nella steppa.”
“Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esserci stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di molto più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini.”