Il cacciatore di aquiloni

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Analisi del libro di Khaled Hosseini abbastanza ben fatta, corretta e approvata dalla prof (3 pagine formato doc)

"Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975.
Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto."


Inizia così il racconto di Khaled Hosseini, nato a Kabul, in Afganistan e figlio di diplomatici trasferitosi nel 1980 negli Stati Uniti d'America ed è proprio in questa Kabul che è ambientato il suo "Il Cacciatore di Aquiloni".

E' una storia d'amicizia raccontata attraverso lo scenario di trent'anni di storia afgana, una storia terribile, tragica, una storia di vite spezzate, di esistenze umiliate, di infanzie rubate.

Eppure, prima che il paese venisse messo in ginocchio, prima dell'occupazione russa, prima dei talebani, prima dei bombardamenti da parte dell'America, c'è stato un tempo in cui a Kabul volavano gli aquiloni (sport nazionale afgano), colorando il cielo di giallo, celeste, rosso e in cui i bambini davano loro la caccia., un tempo in cui il paese era libero e dignitoso, in cui la cultura araba non era il capo espiatorio per tutti i mali nel mondo..