Analisi de "Il Cigno"

Appunto inviato da arrotino1989
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Riassunto e analisi del libro di Sebastiano Vassalli "Il Cigno" (2 pagine formato doc)

Palermo 1893: la storia di un delitto di mafia nella Sicilia di ieri diventa lo specchio inquietante di tutte le connessioni tra mafia e politica che continuano a inquinare la vita italiana di oggi: la parabola esemplare dell'onorevole Palizzolo, detto " IL CIGNO Il Cigno è un romanzo storico scritto da Sebastiano Vassalli per rappresentare la realtà e la società palermitana tra Ottocento e Novecento, mettendo in evidenza le enormi differenze culturali col resto d'Italia ma anche i caratteri comuni con la realtà moderna.
Lo scrittore tratta questi argomenti analizzando gli stretti legami che intercorrono tra mafia e politica in questo periodo e l'omicidio del commendatore Emanuele Notarbartolo; omicidio che costituisce il primo grande delitto mafioso della storia e che porta il termine “mafia” per la prima volta nelle aule di un tribunale. Il romanzo si apre con un'accurata descrizione dell'omicidio dell'ex sindaco di Palermo Emanuele Notarbartolo, che, da qualche tempo, stava indagando su scottanti segreti, truffe ed illeciti vari commessi dal governo Crispi e dallo stesso Banco di Sicilia, del quale era stato direttore per 13 anni.
Raffaele Palizzolo, soprannominato Il Cigno, deputato e consigliere d'amministrazione del Banco di Sicilia, si era infatti notevolmente arricchito con i soldi dei risparmiatori, ma aveva compiuto il grande errore di accreditare il denaro a se stesso e non ad un prestanome. Tutto questo era poi finito nelle mani del presidente del consiglio, il marchese di Rudinì, il quale aveva incaricato Notarbartolo di scoprire i fautori di queste truffe. Il commendatore aveva lavorato a lungo su questo progetto riuscendo a portare a termine importanti scoperte, ma prima di riuscire a renderle pubbliche, viene brutalmente ucciso dalla mafia. Il delitto avviene alla stazione di Termini Imerese, quando due uomini, ricevuto il via libera dal complice ferroviere, entrano nello scompartimento di prima classe dove si trova Nobartartolo che attende di tornare a Palermo. Non appena il treno acquista velocità, i due uomini, armati di coltello, approfittano del gran frastuono per portare a termine l'omicidio; Emanuele Notarbartolo non ha né il tempo, né i mezzi per reagire e viene in pochi secondi trafitto da diverse coltellate e buttato giù dal treno da Don Piddu e Peppi Lauriano, i suoi assassini. Il ritrovamento del suo corpo ha subito grande eco in tutta Italia infiammandone l'opinione pubblica. Vengono eseguiti molti arresti, ma nessuno che porti alla condanna dei veri assassini o del mandante dell'omicidio, il Cigno. Palizzolo cosi, poco tempo dopo, decide di festeggiare la scomparsa del suo più grande nemico imbandendo una gran tavolata alla quale partecipano tutti i suoi amici mafiosi e in cui si parla apertamente e con orgoglio dell'omicidio portato a termine. I 4 anni successivi passano senza che le indagini portino ad una verosimile pista da seguire; il Cigno fa la conoscenza di una giovane donna di nome Filicetta che