Cosa sognano i pesci rossi

Appunto inviato da gallardo
/5

Relazione sul libro di Marco Venturino sulla vita nella terapia intensiva di un ospedale dal punto di vista del paziente e del dottore (2 pagine formato doc)

Il romanzo " Cosa sognano i pesci rossi" parla di Pierluigi Tunesi, dirigente di un'azienda multinazionale, ricoverato in terapia intensiva in seguito ad un intervento chirurgico malriuscito per asportare un tumore al polmone destro, e di Luca Gaboardi medico anestesista responsabile del reparto di rianimazione dove è ricoverato Tunesi.
I due protagonisti si alternano capitolo dopo capitolo raccontando le loro sensazioni e le loro emozioni: Tunesi confronta la sua vita prima e dopo l'intervento e Gaboardi narra la realtà della vita in terapia intensiva con episodi della sua vita privata.
Consiglierei questo romanzo a tutti perché descrive in modo originale i due punti di osservazione, medico e ricoverato, della realtà di una terapia intensiva con pazienti con poche probabilità di sopravvivenza.


Analisi del testo

1)Tunesi esprime in tutto il romanzo la nostalgia per la vita famigliare, il lavoro, le vacanze e la speranza di risoluzione della sua situazione.
Egli si ritiene un pesce rosso, osservato, prigioniero del proprio corpo relegato in un letto come un pesce rosso che si trova in un acquario troppo piccolo, e, in seguito alla tracheotomia, come il pesce rosso apre la bocca senza emettere suoni.
Emerge la sua invidia per quelli che lo guardano, lo osservano, perché usciti dall'ospedale vivranno esperienze che non gli appartengono più.

E' consapevole che la morte è vicina e si infastidisce delle espressioni rassicuranti e degli incoraggiamenti del personale dell'ospedale; ma ricordare il suo breve passato lo aiuta a non pensare al suo futuro: le arrabbiature in situazioni lavorative e famigliari ora risultano banali e ridicole.
Ricorda che la sua vita era ben strutturata: innanzitutto il lavoro, l'ambizione e la ricerca del guadagno; si rende conto che le sue esigenze non gli permettevano di considerare i bisogni e le richieste della moglie e della figlia ed emerge il rimpianto per le occasioni perse, perché rimandate pensando ad un'illimitata disponibilità di tempo.
Ora c'è solo la paura della morte e l'angoscia di lasciare i propri affetti.

La dura prova della malattia gli fa riscoprire l'amore per la moglie e un lieve miglioramento delle sue condizioni lo porta a voler recuperare il tempo perduto: rimpiange di non avere usato del tempo stando senza far nulla a fissare negli occhi la moglie, proprio come fanno ora durante il suo ricovero.
In terapia intensiva ha imparato, attraverso gli occhi degli operatori sanitari, a riconoscere il loro vero stato d'animo; questa è per lui una consolazione perché gli ricorda la vita fuori dall'ospedale, mentre lui vive una vita artificiale. Spesso la sensazione di solitudine lo rende depresso, angosciato, irrequieto e spaventato ed emerge la rabbia per una situazione di impotenza rispetto alle macchine che lo tengono in vita.

L'ottimismo dovuto al lieve miglioramento si trasforma in sconforto con il ritorno della febbre; emerge la consapevolezza che la morte sta arrivando e che i medici, nonostante la stima nei confronti del dottor Gaboardi, sono impotenti.