Conversazione in Sicilia: recensione e trama

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Trama e recensione del romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini (3 pagine formato doc)

CONVERSAZIONE IN SICILIA: TRAMA

Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini.

Il romanzo di Elio Vittorini è il resoconto di un viaggio fatto dall'io narrante nella terra d'origine, la Sicilia. Egli, trentenne, si reca a Neve, paese di sua madre Concezione, da cui è partito all'età di quindici anni. Suo padre dopo tanti anni di matrimonio ha lasciato la moglie per partire con un'altra donna.
Silvestro, spinto da un invito fattogli dal padre tramite una lettera, decide di andarla a trovare. Ritira il proprio salario ed acquista il biglietto per Siracusa. Arrivato a casa di Concezione, scopre che la donna per vivere fa le iniezioni a tutti i malati del paese. A Neve incontra diversi personaggi con cui intesse conversazioni sui temi della sofferenza, dell'oppressione e del mondo offeso, come aveva fatto con altre persone conosciute in viaggio. A fine giornata si reca con loro a bere in una bottega, luogo di ritrovo degli uomini del paese. Tutti ne escono ubriachi, anche lo stesso Silvestro che immagina una conversazione in un cimitero con suo fratello Liborio bambino. Egli in realtà è morto in guerra molto giovane. Tornato a casa per congedarsi dalla madre la trova in cucina a lavare i piedi ad un uomo; il protagonista non riesce a capire se sia il proprio padre, il nonno o un viandante amante della donna.

Conversazione in Sicilia: scheda libro

CONVERSAZIONE IN SICILIA: RECENSIONE

Nel romanzo è presentata la condizione di quiete e non speranza che regnava in Sicilia negli anni ' 37 - ' 39 e la desolazione di tanti immensi paesaggi di questa regione. Interessante è l' analisi dei personaggi che l' io narrante incontra durante tutto il corso del romanzo.  
La figura del Gran Lombardo si avvicina ad un radicale repubblicano, uomo indomito ed insoddisfatto degli insegnamenti religiosi e civili, ma anche ad un antenato eroico (il nonno "socialista" e il padre, attore e poeta, definiti, a più riprese, "Gran Lombardo"). Lo "gnomo" Colombo, proprietario di una bottega, versa il vino ed impersona, tutte le ideologie e le culture di asservimento, dominanti sotto il regime: è un autentico bandito (ha in testa una benda "alla piratesca"), parla esplicitamente e gli altri personaggi o ne cadono preda o sono d’accordo con lui. Potrebbe essere definito intellettuale del regime. Ezechiele è il simbolo della cultura "capace solo di consolare": vive isolato come un eremita, soffre per l'offesa fatta al mondo e scrive delle offese pur non avendo nulla di personale di cui dolersi. Rappresenta la cultura idealistica ed il fatto che abbia un nipote che assiste alle sue discussioni ricorda un maestro che abbia dei discepoli, autore di molti libri: ha davanti a se un quaderno, calamaio e penna.