Nati due volte

Appunto inviato da iomarty
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Recensione del romanzo di Giuseppe Pontiggia (2 pagine formato doc)

<< Chi è quel ragazzo che cammina oscillando contro il muro? Lo vedo per la prima volta, è un disabile.
Penso a quello che sarebbe stata la mia vita senza di lui. No, non ci riesco. Possiamo immaginare tante vite ma non rinunciare alla nostra.>> (p.188) Nati due volte racconta in prima persona lo stillicidio quotidiano di un padre, il professor Frigerio, alle prese con il figlio Paolo, disabile dalla nascita. È la storia di una sofferta autobiografica, dove l’esperienza personale è ridotta agli elementi essenziali. La sfortuna di Paolo è legata al caso, ma se la nascita biologica lo ha consegnato al mondo impreparato, la seconda nascita dipende dalle persone che gli stanno vicino, da quanto sapranno dare per aiutarlo ad abbattere le barriere della diversità. In questo cammino tutto in salita non mancano attimi di sconforto.
Di fronte alla resa fisica e morale, il padre si chiede se quanto è accaduto non sia la punizione, inflittagli da Dio, per aver intrecciato una storia sentimentale con un’altra donna, durante la gravidanza della moglie, distraendosi; oppure di essersi fermato in classe a fare lezione, quando Franca era già in clinica per il travaglio, bastava un po’ di responsabilità in più da parte sua, per arginare le superficialità del ginecologo. Il filo conduttore della storia è la “disabilità”, non di Paolo, ma del padre, che compie un lungo percorso prima di superare il confine che corre tra “essere sano” e “non essere sano”; un limite difficile da valicare fino a quando non accetterà l’handicap del figlio. << Una volta, mentre lo guardavo come se lui fosse un altro e io un altro, mi ha salutato. Sorrideva e si è appoggiato contro il muro. È stato come se ci fossimo incontrati per sempre, per un attimo.>> (p.188) Un susseguirsi di personaggi accompagna le vicende dei due protagonisti e non manca il cinismo, lo sconcerto di chi, trovandosi dall’altra parte della barricata, si sente incapace di confrontarsi con il diverso. Accanto a queste figure insignificanti, ce ne sono altre altruistiche e solidali, come la madre di Paolo, capace di accettare da subito la menomazione del figlio; peccato che nel libro la donna rivesta un ruolo marginale. Con un linguaggio sobrio e scorrevole, Pontiggia tratta un argomento d’attualità, mostrando solo una parte dei problemi che un disabile, e la sua famiglia incontrano, perché vige da sempre il principio della normalizzazione; da cui lo scontro con la propria diversità.