Il Pianista: riassunto del libro di Szpilman

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Il Pianista: riassunto e recensione del libro di Wladyslaw Szpilman (13 pagine formato doc)

IL PIANISTA RIASSUNTO

Nome dell'autore: Wladyslaw Szpilman
Titolo: Il pianista
Casa editrice: Baldini&Castoldi
Anno di pubblicazione: 1999
GENERE: storico-autobiografico
AMBIENTE: Il testo è ambientato nella cittá di Varsavia ai tempi della seconda guerra mondiale.

I luoghi sono reali e descritti in maniera dettagliata, tanto che il lettore può percorrere con l'autore le vie di Varsavia.

TEMPO: Le vicende sono narrate dal 1939 alla fine della guerra avvenuta nel 1945.
Il tempo è ampiamente descritto, in quanto l'autore possiede un orologio e riporta accuratamente lo scandire del tempo.

Il pianista: scheda libro

IL PIANISTA SZPILMAN

SINTESI DEL CONTENUTO: Il libro inizia con una piccola prefazione scritta dal figlio dell'autore in cui ricorda al lettore ciò che accadde nella seconda guerra mondiale: la persecuzione degli Ebrei ad opera dei Tedeschi.
L'autore durante la guerra, suonava all'interno del ghetto in vari café, per riuscire a racimolare qualche soldo, visto che i genitori avevano venduto giá da tempo i beni più preziosi. Poteva arrivare al café dove lavorava percorrendo alcune viuzze o, se voleva vedere il febbrile lavoro dei contrabbandieri, rasentare il muro di cinta del ghetto.
In genere i contrabbandieri conducevano i loro affari nel pomeriggio, quando le guardie erano troppo stanche per controllare gli Ebrei, o troppo impegnate a contare i soldi che avevano rubato. Ma il contrabbando non era l'unica risorsa del ghetto, infatti anche i polacchi davano in dono molti oggetti per gli Ebrei più poveri.

Il pianista: recensione

IL PIANISTA RECENSIONE

L'effettivo contrabbando, che veniva svolto dalle autoritá ebree più importanti, consisteva nel corrompere le guardie e, sotto loro tacito consenso, nel ghetto entravano: cibo, alcolici, sigarette e cosmetici. Nel café dove il pianista lavorava nessuno si preoccupava della sua musica e quando trovò un altro posto: nel café di via Sienna ne fù davvero contento. Ci lavorò solo per quattro mesi, poi si trasferì nel più grande café del ghetto, dove conobbe molti amici; era davvero un posto magnifico, l'unico problema era il ritorno a casa: infatti il café era molto distante dall'abitazione in cui Wladyslaw Szpilman e la sua famiglia abitavano.
L'inverno del 1941-1942 fu molto duro, la popolazione era già debilitata dalla fame e in più molti non avevano alcun modo di proteggersi dal freddo, a questo si agginse poi l'aumento dei pidocchi: vi erano pidocchi per le strade, nei tram, sulle scale, nei giornali, sulle monete e perfino sul pane.
in poco tempo, date le scarse condizioni igieniche in cui riversava la popolazione, si diffuse il tifo.