Relazione de "I Malavoglia"

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Relazione dettagliata del capolavoro verghiano. Il libro de I Malavoglia uscì nel 1881 ed il pubblico fece accoglienze freddine forse perché l’arte di Verga consentiva poco ai piaceri della libera immaginazione (4 pagine formato doc)

Giovanni Verga - I Malavoglia Giovanni Verga - I Malavoglia Il libro de I Malavoglia uscì nel 1881 ed il pubblico fece “accoglienze freddine” forse perché l'arte di Verga consentiva poco ai piaceri della libera immaginazione.
Verga stesso voleva che nel romanzo “la mano dell'artista rimanesse assolutamente invisibile” e che il romanzo stesse in piedi “per ragion propria”. Nei Malavoglia nessun personaggio ha una storia individuale che lo distingue, ma un'unica vita sociale a cui ognuno si adegua tanto è vero che tutti sono posti sullo stesso piano: i famigliari Malavoglia come gli altri paesani. Il romanzo testimonia come la miseria sia il fattore principale di tante rovine e il motivo per cui le famiglie si disgregano fino a dimenticarne gli effetti più sacri.
Si tratta dunque di un romanzo storico realistico, storico perché la trama si svolge e scorre parallela ai fatti della Storia, pur incrociandoli: come la catastrofica battaglia di Lissa (1866) tra la flotta italiana e quella austriaca; la tassa sul macinato, la leva obbligatoria, l'industrializzazione; e realistico perché caratteristico del genere di cui Verga è uno dei massimi esponenti in Italia:“ Il Verismo ”. Riassunto Ad Aci Trezza la famiglia dei Toscano, soprannominata “Malavoglia”, è costituita da padron `Ntoni, dal figlio Bastianazzo con Maruzza la Longa sua moglie, e da cinque nipoti: `Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Essi abitano nella “casa del nespolo”. Nel dicembre del 1863 il giovane `Ntoni parte soldato; dopo qualche tempo, per necessità di guadagno, il nonno acquista una partita di lupini, che Bastianazzo carica sulla barca(la Provvidenza) per andare a venderli a Riposto. In paese tutti commentano malignamente il negozio azzardato dei lupini che i Malavoglia hanno comprato, senza pagarli, dallo zio Crocifisso, usuraio di mestiere; se ne parla per le strade, sul sagrato della chiesa, nelle povere locande. La mattina successiva la partenza di Bastianazzo è domenica: gli occhi dei suoi familiari sono puntati sul mare in tempesta, da dove non giunge traccia della “Provvidenza”. Padron `Ntoni è sconsolato: si avvia sulla riva del mare con i figli, ad attendere il marito e a nutrire un filo estremo di fiducia, che però la burrasca si sforza di soffocare. Si celebrano le esequie di Bastianazzo; dalla chiesa gli abitanti di Aci Trezza vanno alle “casa del nespolo” per le condoglianze: si trovano il sindaco, il segretario comunale, le comari del vicinato, ma nessuno sa pronunciare una parola di conforto. Lo zio Crocifisso medita su come sia possibile che il suo credito venga saldato; teme, inoltre, che Alfio Mosca, un carrettiere, ambisca a sposare sua nipote, la Vespa, per la sua ricca dote. Viceversa Alfio è innamorato di Mena, che tuttavia padron `Ntoni ha promesso come moglie a Brasi, figlio di padron Fortunato. Ma ogni discorso al proposito è fuori luogo alla “casa del nespol