Silvio Pellico, Le mie prigioni

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Scheda approfondita del libro Le mie prigioni di Silvio Pellico (2 pagine formato doc)

Silvio fu arrestato il 13 Ottobre 1820 a Milano, a casa del conte Luigi Porro dove lavorava e fu subito portato alle carceri di Santa Margherita con l'accusa di Carboneria.

 La situazione di Pellico viene subito implicata dalla lettera di un suo amico, Maroncelli (che verrà a sua volta arrestato), intercettata dalle guardia.
Durante la prima notte di carcere Pellico pensa all’idea di approfondire la fede cristiana e affidarsi a quest’ultima.
Tale decisione viene presa dopo aver pensato ai propri cari. La sua fede diventerà però dubbiosa e incontrerà parecchi ostacoli durante il suo periodo trascorso in carcere, da malattie sue e dei suoi compagni, che nelle


 prigioni troveranno la morte, ed anche da distacchi dolorosi dovuti a trasferimenti di cella e di prigione. Durante la sua prigionia nel carcere di Santa Margherita conoscerà un ragazzino sordomuto, Melchiorre Gioja, a cui si affeziona moltissimo ed una ragazza detenuta, Maddalena, per la quale s’infatua e infine un personaggio che diceva di essere il duca di


 Normandia. Mentre è a Milano, il padre gli fa visita più volte e Pellico finge di essere speranzoso, rassicurandolo dicendogli che sarebbe presto uscito dal carcere. Il 19 Febbraio 1821 Silvio viene trasferito a Venezia. Le prigioni di Venezia erano chiamate i Piombi. In questo carcere conosce Zanze con la quale era molto lieto di parlare, mentre lei gli raccontava senza problemi del suo amante. In questo periodo ebbe uno scambio di lettere con un certo Giuliano, il quale discute la sua fede. Pellico dapprima s’infuria e non vuole rispondergli, poi ci ripensa, ma infine, dopo qualche altro scambio di lettere, mette definitivamente fine alla corrispondenza. Successivamente viene trasferito in un'altra cella, dove trova un tavolino e comincia così a scrivere.