Lunga notte di Medea: trama

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Trama e analisi della Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (2 pagine formato pdf)

LUNGA NOTTE DI MEDEA: TRAMA

Lunga notte di Medea (Corrado Alvaro, 1949) La straniera perseguitata di Corrado Alvaro
Innanzitutto la domanda che sorge spontanea è: come mai il titolo della tragedia di Corrado Alvaro è “Lunga notte di Medea” e non semplicemente “Medea”, come lo era stato per le tragedie di Euripide e Seneca? Beh il motivo sta nel fatto che in questa tragedia moderna tutto accade in una sera e in un’unica notte.
All’inizio della tragedia troviamo Medea, nominata Vasilissa, in compagnia di due ancelle, Layale e Perseide, mentre si prepara per l’arrivo di Giasone, che in quel momento era andato presso la corte di Creonte.
Ma Giasone non arriva e Medea è impaziente.
Ella allora, con le sue doti magiche, vede nel disco della Luna proiettato in uno specchio la scena di Giasone, alla corte di Creonte, che rivolge a Glauce le medesime parole che in passato aveva rivolto a lei per conquistarla.
 

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MEDEA STRANIERA

Medea è sconvolta, ma lo diviene ancora di più quando dopo non molto tempo giunge Creonte stesso a riferirle delle future nozze programmate di Giasone e Glauce e della necessità di una sua immediata partenza insieme ai suoi figli. Creonte considera Giasone un valoroso eroe greco che non merita di stare con una barbara vagabonda, una persona di una razza diversa, inferiore, ma con una donna pari a lui: sua figlia. Ad ogni modo, con l’annuncio a Medea di un necessario esilio, Creonte non solo esprime la sua volontà, ma incarna anche il desiderio dell’intero popolo di Corinto. E ciò risulta paradossale, perché Medea aveva salvato il popolo da una carestia durata 8 lunghi mesi, causata dall’assenza di piogge. Ella con le sue doti magiche era stata in grado di scatenare una forte pioggia, salvando così la vita ai superstiti. Tuttavia, evidentemente, i Corinzi, accecati dalla discriminazione nei confronti di una donna diversa, per razza e cultura, non ricordano tanto il beneficio, quanto la sua stranezza e quindi al posto di amarla la temono. Inoltre in quel dialogo con il re, egli la accusa di aver compiuto ogni tipo di atrocità, ogni tipo di crimine, che le ha causato diverse ostilità. In questo modo egli trova un motivo, apparentemente più che valido, per ripudiarla dalla sua terra, e cioè la volontà di non voler avere nemici solo perché protettore di una donna, secondo lui, malvagia e assassina. Ma Medea non tollera queste accuse ingiuste, infatti, raccontando le sue imprese insieme a Giasone nella Colchide, così giustifica il suo aver scatenato una guerra civile nel paese natio: «Per lui, perché l’amavo, e amavo in lui un mondo libero dai terrori».
 

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LUNGA NOTTE DI MEDEA CORRADO ALVARO: TRAMA

Dunque è Giasone il colpevole? No, certamente Alvaro ammette la colpevolezza di Medea per aver ucciso il fratello Apsirto e lo zio di Giasone Pelia, e non vuole attribuire la colpa di tutto questo all’eroe greco, ma sicuramente all’interno della tragedia non appare l’immagine di lui come l’eroe valoroso e virtuoso che la tradizione di solito ha riportato. Innanzitutto emerge la sua vigliaccheria nel momento in cui non è nemmeno capace di affrontare sua moglie, guardandola negli occhi e informarla lui per primo del suo imminente abbandono. Successivamente, dopo che ella era già al corrente di tutto, vedendosi quasi costretto a parlarle, porta come giustificazione alla decisione di risposarsi il fatto che era necessario separarsi, poiché insieme avrebbero destato troppe preoccupazioni, ma soprattutto perché essendo lui il grande condottiero di Argo, non avrebbe potuto condurre una vita umile.
 

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