Saul di Alfieri: analisi, trama e figure retoriche

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Saul di Vittorio Alfieri: analisi del testo, trama e figure retoriche (5 pagine formato doc)

SAUL ALFIERI ANALISI

Saul. L’Alfieri sembra muoversi all’interno di un circolo vizioso e, come già avveniva nei trattati politici, l’alternativa tra tirannicidio e suicidio si rivela fittizia.

L’eroe e il tiranno sono figure solo apparentemente antitetiche, sono due facce di una stessa personalità. Esse incarnano l’eterno conflitto tra il bene e il male, la lacerazione psicologica, la doppiezza degli istinti che convivono in un solo uomo. L’eroe suicida non è molto diverso da chi, nel sopprimere il tiranno, uccide “l’altra parte di sé”.
nelle ultime tragedie i personaggi non protagonisti assolvono una funzione ormai marginale e tendono a sfumare, quasi a scomparire rispetto all’“un solo”, preda e vittima della propria inquietudine, travolto dal processo fatale e irreversibile che lo condurrà alla distruzione o, più spesso, all’autodistruzione.

Saul di Alfieri: analisi

SAUL ALFIERI STILE

Tale aspetto si nota benissimo nelle tragedie maggiori, il Saul e la Mirra, che a ragione possono essere definite “tragedie psicologiche”. In ambedue il protagonista è unico, un personaggio “appassionato di due passioni tra loro contrarie”, che “a vicenda vuole e disvuole una cosa stessa”. Questo conflitto di sentimenti determina la crisi di re Saul, lacerato tra la superbia e il senso di colpa verso il genero David, tra la brama di dominio, non ancora spenta, e il profondo affetto paterno. Saul è consapevole della propria iniquità nel perseguitare David, ma è incapace di porvi rimedio, perché in David, che Dio ha destinato a succedergli sul trono, egli, già vecchio, vede il trionfo della giovinezza e della forza che la natura stessa gli impedisce ormai di avere.
L’Alfieri sottolinea vigorosamente lo scontro tra l’aspirazione dell’individuo ad affermare se stesso attraverso un eroismo sovrumano e la consapevolezza dei limiti imposti dalla fragilità umana. Dalla contraddizione emerge un senso profondo di pessimismo, una tendenza a ripiegarsi, a indagare dentro di sé e, infine, quasi una forma d’incapacità di vivere, che spinge a cercare la liberazione nella morte.
Le tragedie alfieriane riprendono il modello classico e rispettano le unità aristoteliche di tempo, luogo e azione, ma l’esigenza piú forte dell’autore è quella di giungere a un massimo di chiarezza ed essenzialità. Il suo scopo mira infatti a lasciar emergere il nucleo tragico, che deve coinvolgere il pubblico eliminando ogni possibile distrazione.

Saul di Alfieri: riassunto

SAUL ALFIERI TRAMA

Trama. Il primo atto mette subito in scena David impegnato in un monologo. Egli svela ad apertura di sipario di essere perseguitato da Saul, fomentato dal perfido Amner, nonostante il suo valore e nonostante il legame di parentela che lo lega al re, avendone sposato la figlia, Micol. Lo rincuora l’amico Gionata, che lo informa d’altra parte del pericolo in cui versa Israele, sotto la minaccia dai Filistei. Anche il secondo atto introduce subito un monologo, quello di Saul, stavolta, che ricorda i tempi felici della sua giovinezza, e si sofferma aspramente sull’"empio spirito", l’oscuro sconvolgimento psicologico, che lo ha portato all’odio verso David, un tempo suo amico carissimo. Con il terzo atto, dopo un apparente momento di tregua delle passioni, Saul si scaglia di nuovo contro David, accusandolo ingiustamente di aver rubato la spada di Golia, conservata nel tabernacolo di Nob.