Sciascia:il giorno della civetta

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Analisi del racconto di Sciascia con riferimenti ai personaggi e ai tempi delle diverse azioni.(formato word 7 pg) (0 pagine formato doc)

Lavori di analisi del racconto “IL GIORNO DELLA CIVETTA” di L Lavori di analisi del racconto “IL GIORNO DELLA CIVETTA” di L.SCIASCIA 1°) IL GIORNO DELLA CIVETTA e il romanzo poliziesco Salvatore Colasberna, imprenditore di una piccola cooperativa edilizia, viene ucciso con due colpi di lupara mentre sta per salire su un autobus.

Le indagini si presentano immediatamente difficili perché molti testimoni si sono allontanati subito dopo il fatto, e i pochi rimasti si mostrano restii a testimoniare e a dire la verità. I due fratelli Calasberna, soci anch'essi della cooperativa edilizia, vengono invitati a testimoniare presso la Stazione dei Carabinieri di S..
Qui il capitano Bellodi con uno stratagemma riesce a convincerli a scrivere poche righe su un foglio e dal confronto delle scritture con quella di una lettera anonima arrivata subito dopo l'omicidio, può facilmente costatare che questa è stata scritta da Giuseppe Colasberna. Quindi ciò che è scritto nella lettera deve essere la verità: il problema che sta dietro l'omicidio è il lavoro della cooperativa, la concorrenza, gli appalti. Presso la Stazione dei Carabinieri si presenta la moglie di un certo Nicolosi perché il marito, uscito di casa per recarsi al lavoro, non vi ha più fatto ritorno. Il capitano Bellodi, pensa subito ad un rapporto tra l'uccisione di Colasberna e la scomparsa di Nicolosi e decide di interrogare la donna. Dopo molti tentennamenti questa confessa che il marito, la mattina dell'omicidio, le ha rivelato che subito dopo aver udito due spari di lupara, ha visto scappare un certo Zecchinedda proprio nei pressi della loro casa. Calogero Dibella, informatore dei carabinieri, durante un interrogatorio, nel tentativo di depistare le indagini indica come esecutori dell'omicidio due uomini appartenenti a due cosche mafiose in contrasto. Il capitano se ne accorge, e solo dopo le rivelazioni della moglie del Nicolosi capisce che il nome giusto è Diego Marchica (Zecchinedda). Intanto in paese corre voce che la morte di Nicolosi sia dovuta unicamente a motivi passionali, ma il capitano Bellodi non dà molto peso a queste illazioni, perché è convinto che anche questo sia un modo per depistare le indagini. Viene ucciso Calogero Dibella. Questi, prima di morire, prevedendo quello che gli sarebbe successo, ha inviato al comandante una lettera di commiato con i nomi di due personalità locali: Rosario Pizzuco e don Mariano Arena. Una rivelazione esplosiva. Vengono interrogati Marchica e Pizzuco. Con uno stratagemma ed un falso verbale Marchica viene incolpato degli omicidi Colasberna e Nicolosi, e per di più lo si accusa di aver agito in proprio, senza mandanti. Marchica, sconvolto, decide di dire la sua verità: sì, è vero, ha ucciso Colasberna, ma su richiesta di Pizzuco che, per questo lavoro lo ha anche pagato. Per quanto riguarda Nicolosi, poi, sa solo di averlo incontrato subito dopo l'omicidio e di essere stato da questi riconosciuto. Ritiene che per questo sia sta