Il fu Mattia Pascal

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Analisi e commento di alcuni aspetti importanti del libro: il personaggio di Mattia, la struttura del romanzo, la lanterninosofia. ( 9 pag. - formato word ) (0 pagine formato doc)

Il fu Mattia Pascal di L Il fu Mattia Pascal di L.
Pirandello La struttura del romanzo Scritto tra il 1903 e il 1904, il romanzo presenta alcune novità di rilievo. Se a prima vista parrebbe un romanzo di formazione, in cui il protagonista [fatta eccezione per i due capitoli iniziali in cui si assiste alla premessa della vicenda] parte da una condizione di incoscienza adolescenziale e giunge ad una maggior consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda; proprio alla fine ci si rende conto di come Mattia sia tutt'altro che inserito in un contesto sociale, recluso per sua propria volontà nella piccola biblioteca di Miragno egli assiste passivamente alla sua non-vita. Si potrebbe dunque asserire che l'opera pirandelliana appartiene sì al genere del romanzo di formazione, ma alla rovescia, dove il protagonista della vicenda è un fallito, un “vinto”; termine che riecheggia nel panorama della letteratura italiana, ma che ben si distacca da “I vinti” verghiani e dal romanzo ottocentesco.
La differenza tra i due sta nell'analisi minuziosa della psicologia dei personaggi pirandelliani, questi, come quelli del Verga, sono dei vinti, ma, a differenza dei primi, non sono dei rassegnati al loro destino, ma soggetti pronti alla ribellione, perché le loro non sono e non devono essere “…storie di vermucci…”. D'altra parte, “Il fu Mattia Pascal”, può essere letto anche come romanzo d'avventura. Molti sono i colpi di scena, le peripezie, le svolte inaspettate; ma lasciamo da parte il genere e passiamo oltre. Novità strutturale principale de “Il fu Mattia Pascal” è quella di essere una narrazione retrospettiva in prima persona, che, cioè, comincia a vicenda conclusa. Il fatto di dover ripercorrere la vicenda a ritroso porta ad analizzare un'altra delle tante novità della struttura narrativa. Il narratore, protagonista, è del tutto cosciente dell'esito della vicenda, del proprio fallimento, da cui deriva la posizione straniata, perfettamente lucida con la quale egli giudica e non cerca di porre rimedio al proprio operato. Ancora una volta, dopo la lettura de “Avvertenze sugli scrupoli della fantasia” possiamo sottolineare la novità strutturale del romanzo, quella di mettere in dubbio la verità e la naturalezza della narrazione, inducendo il lettore alla riflessione. Contrariamente al narratore ottocentesco che intende persuadere il lettore di star narrando la verità, quello pirandelliano non crede più in alcuna verità, neppure alla sua, ormai ha rinunciato a cercare un nesso tra le vicende occorsegli, “…voler estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre…”. Nonostante tutte queste differenze, e la critica stessa che Pirandello muove, attraverso le parole di Pascal, nella Premessa seconda riguardo alla letteratura precedente, l'autore non abbandona il meccanismo del romanzo tradizionale, ne modifica però la struttura dandogli un aspetto de