Memorie di Adriano: trama

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Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: trama dettagliata (8 pagine formato doc)

MEMORIE DI ADRIANO: TRAMA

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

Trama. TRAMA: Marguerite Yourcenar descrive la storia dell’imperatore romano Adriano immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita di imperatore all’amico Marc’Aurelio, che poi diventerà suo nipote adottivo. Questa lettera si suddivide in sei capitoli, che analizzerò analiticamente uno ad uno.
- ANIMULA VAGULA BLANDULA.
Adriano racconta all’amico Marco di essersi recato dal suo medico Ermogene poiché è malato ed è sicuro di una sua prossima morte per un’idropisia di cuore. Successivamente si dilegua parlando:
-    del suo corpo, che gli è tanto caro ma che ormai è malato
-    della sua prossima morte
-    della caccia, praticata sin da adolescente ma ormai abbandonata
-    del suo cavallo Boristene
-    di nuoto, che praticava assiduamente
-    della corsa
-    del mangiare
-    della voluttà dell’amore
-    del prodigio dell’amore (erotica = teoria del contatto)
-    della tecnica del vero seduttore (quale egli non è), e che egli disprezza profondamente
-    del sonno, che guarisce dalla stanchezza ed immuta le persone.

Memorie di Adriano: riassunto

MEMORIE DI ADRIANO: RIASSUNTO

Dopo essersi sfogato, Adriano propone a Marco di raccontargli la sua vita senza nascondergli nulla, a parte i particolari più scandalosi, per definirsi e per conoscersi meglio prima di morire. Egli dispone di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stesso, che è il metodo più difficile ed insidioso, ed egli stesso ammette di avere una conoscenza di se stesso oscura e segreta; l’osservazione degli uomini, che si adoperano per nascondere i loro segreti o per fare credere di averne;  ed i libri. Afferma che la vita gli ha chiarito tutto ciò che era scritto nei libri;  gli autori non fanno altro che scrivere menzogne, e se scrivono cose reali, queste non lo sono per intero.
La sua vita è definita da quello che egli non è stato: buon soldato per quindici anni, non grande uomo di guerra; amatore d’arte, non artista; capace di delitti, ma non carico di delitti. Le sue azioni sono il solo mezzo di cui egli dispone per affidarsi alla memoria degli uomini, e perfino alla propria. Continuando poi a scrivere a Marco, Adriano si accorge che la sua vita è banale, e che quindi non merita neppure di essere ripensata, tanto meno di essere scritta.

MEMORIE DI ADRIANO: TRAMA BREVE

- VARIUS MULTIPLEX MULTIFORMIS. Ora Adriano si accinge a descrivere all’amico Marco la propria famiglia : inizia a parlare dell’avo Marullino, uomo colto ma contadino, che si diceva esercitasse la magia; una notte Marullino andò a svegliare Adriano undicenne predicendogli la venuta dell’impero del mondo. Successivamente parla di suo padre Elio Afro Adriano, uomo che trascorse la sua vita in amministrazioni senza gloria e morì quando il figlio Adriano aveva dodici anni. Poi parla della madre, che abbandonò quando il suo tutore lo venne a chiamare per partire verso Roma e cita il prozio Elio, uomo molto colto che si limitava alle letture degli autori dell’età augustea. Infine parla brevemente della sorella Paolina, donna seria e arcigna, sposatasi ancor giovane con un uomo vecchio. Dopo aver parlato a Marco dei propri parenti, Adriano inizia a parlare della sua giovinezza; egli nacque ad Italica e non a Roma come tutti gli imperatori che lo avevano preceduto. Egli frequentò la scuola di Terenzio Scauro a Roma, che faceva conoscere mediocremente filosofi e poeti, ma preparava abbastanza bene alle vicissitudini della vita. Adriano amava i poeti più ermetici e oscuri, che richiedono al pensiero alcuni sforzi per comprenderli come Orazio ed Ovidio, ma il suo maestro Scauro gli disse che sarebbe stato solo un poeta mediocre.

MEMORIE DI ADRIANO MARGUERITE YOURCENAR

A questo Adriano non volle mai credere. Scauro inoltre insegnò il greco ad Adriano, che gli fu riconoscente: Adriano dice di avere governato l’impero in latino, ma di avere pensato e vissuto in greco. A sedici anni il suo tutore Acilio Attiano grazie all’aiuto di Scauro mandò Adriano presso il sofista Iseo: Adriano rimase subito affascinato dalla bellezza di Atene e si appassionò di matematiche e di arti, ed inoltre seguì un corso di medicina tenuto da Leotichide, il quale gli insegnò il metodo. Adriano racconta all’amico Marco che egli ha amato assai poco la sua giovinezza; quando si trovava ad Atene rimpiangeva Roma che sebbene fosse inferiore alla Grecia sotto tanti aspetti, recuperava vantaggio per la dimestichezza con affari di Stato che esigeva dai suoi cittadini; così tornò a Roma, dove fu nominato giudice del tribunale a cui erano demandate le questioni ereditarie. In quel periodo a Roma morì l’imperatore Domiziano. Adriano non era molto amato poiché aveva un carattere ellenico e veniva chiamato “lo studente greco”. Poi scoprì un modus vivendi con il quale potè adempiere perfettamente al compito più gravoso senza impegnarsi interamente. Ma la conquista che lo impegnò di più fu quella della libertà di assentire, e in questo modo Adriano ha finito per accettare se stesso.