Il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei

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Analisi del trattato di astronomia scritto da Galileo nel 161o; le scoperte sensazionali contenute nell'opera lo porteranno negli anni successivi a sviluppare un modello astronomico e teologico-filosofico in aperto contrasto con la Chiesa cattolica e i suoi dogmi (4 pagine formato doc)

Galileo Galilei il 13 marzo 1610 pubblica la prima opera astronomico - scientifica della storia, il "Sidereus Nuncius".
Attraverso l'uso del cannocchiale, da lui usato per la prima volta come strumento di indagine scientifica, Galilei muove i primi passi nell'osservazione dell'universo e racchiude in questa piccola opera, dedicata al duca di Firenze Cosimo De Medici, grandi scoperte.

Scoperte che lo porteranno negli anni successivi ad elaborare un nuovo modello astronomico filo - copernicano (nella maggiore opera "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo"), che lo porrà in aperto contrasto con la Chiesa Cattolica, fino a quando venne costretto ad abiurare e a rinnegare le fatiche di una vita di fronte il tribunale della santa inquisizione, nel Giugno 1633.

Riassunto

La prefazione, una lettera aperta al duca Cosimo De Medici, apre l'opera. Galileo, facendo riferimento a come già gli antichi intitolassero gli astri celesti a grandi uomini, anticipa la scoperta dei quattro satelliti di Giove descritta nel libro, dedicandoli al duca e i suoi fratelli.

 "Ecco dunque quattro Stelle riservate al vostro inclito nome e non del numero gregario e meno insigne delle fisse, ma dell'ordine illustre dei Pianeti che con moto diverso, attorno a Giove nobilissima Stella, come progenie sua schietta, compiono l'orbita loro con celerità mirabile, e nello stesso tempo con unanime concordia compiono tutte insieme ogni dodici anni grandi rivoluzioni attorno al centro del mondo, cioè al Sole.".

I complimenti che Galilei riserva alla nobile famiglia di Firenze, per quanto possibilmente veri, vanno interpretati alla luce del desiderio che Galileo nutriva di essere accolto alla corte Medicea. Interessante è anche l'imprimatur che segue alla lettera, in cui due deputati padovani assicurano che nell'opera "non si trova alcuna cosa contraria alla Santa Fede Cattolica, Prencipi e buoni costumi, e che è degno di stampa".

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